“Chi ogni giorno garantisce assistenza, cura e presa in carico dei cittadini non può essere considerato un lavoratore di serie B e privato dei diritti più basilari“. È quanto afferma Katia Dezio, Segretaria Cisl FP Bergamo, commentando la mobilitazione nazionale, in corso oggi 24 giugno a Roma in Piazza Vidoni, promossa da FP CGIL, CISL FP e UIL FP contro il cosiddetto “emendamento della vergogna“, in discussione al Senato nell’ambito del Decreto Lavoro.
L’emendamento, infatti, escluderebbe il personale della sanità privata accreditata, delle RSA e degli Istituti di Riabilitazione (almeno 4.000 lavoratori e lavoratrici nella Bergamasca) , dal riconoscimento dell’adeguamento automatico delle retribuzioni previsto come anticipazione sui futuri rinnovi contrattuali, determinando una grave e inspiegabile disparità di trattamento nei confronti di migliaia di professionisti che operano quotidianamente al servizio dei cittadini.
Si tratta di un grande regalo agli imprenditori della Sanità Privata accreditata e, allo stesso tempo, di una scelta incomprensibile e profondamente ingiusta, soprattutto se si considera che i lavoratori della sanità privata attendono il rinnovo contrattuale da otto anni, mentre quelli delle RSA e degli Istituti di Riabilitazione da ben quattordici anni. Una situazione non più sostenibile, quasi paradossale, resa ancora più grave dal progressivo ampliamento del divario economico e normativo rispetto ai dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale.
In Lombardia, e in particolare nella provincia di Bergamo, la sanità privata accreditata rappresenta un pilastro fondamentale del sistema sanitario e sociosanitario regionale. Le strutture accreditate, integrate stabilmente nella rete del Servizio Sanitario Regionale, garantiscono una quota significativa delle attività ospedaliere, riabilitative, socio sanitarie e assistenziali, assicurando continuità di cura, riduzione delle liste d’attesa e presa in carico dei pazienti più fragili.
Senza il contributo delle strutture accreditate, il sistema regionale non sarebbe in grado di rispondere efficacemente ai sempre maggiori e più complessi bisogni di salute della popolazione.
Per questo motivo appare ancora più inaccettabile penalizzare, addirittura con un Decreto, lavoratrici e lavoratori che svolgono le stesse funzioni, con analoghe responsabilità professionali, rispetto ai colleghi del servizio pubblico, ma continuano a subire ritardi nei rinnovi contrattuali e condizioni economiche inferiori.
“La qualità dei servizi sanitari passa inevitabilmente attraverso la valorizzazione e il riconoscimento del lavoro delle persone che lo svolgono – dichiara Katia Dezio della Segreteria CISL FP di Bergamo –. Non è possibile continuare a chiedere professionalità, competenze e disponibilità senza garantire il giusto riconoscimento economico e contrattuale. Servono il rinnovo immediato dei contratti, il superamento delle disparità di trattamento e il pieno riconoscimento del ruolo strategico svolto dalla sanità privata accreditata all’interno del sistema sanitario lombardo e nazionale“.
La CISL FP Bergamo ribadisce pertanto il proprio sostegno alla mobilitazione nazionale e chiede al Governo e al Parlamento il ritiro dell’imbarazzante e vergognoso emendamento, l’immediata riapertura delle trattative contrattuali e l’avvio di un percorso che restituisca dignità e giusta valorizzazione ai professionisti del settore particolarmente stressati dalla situazione che, anche dopo due scioperi, non vede uno sblocco. Entrambi i settori sono duramente colpiti anche dalla crisi delle professioni sanitarie degli ultimi anni e, oltre a risultare poco attrattivi per le nuove assunzioni, faticano a trattenere i professionisti della cura rimasti nelle strutture.
“La tutela della salute dei cittadini e la qualità degli standard erogati – conclude Dezio – passano anche attraverso la tutela e la valorizzazione di chi, ogni giorno, con alto senso del dovere e di responsabilità, se ne prende cura. Non si creino quanto meno per decreto lavoratori di serie A e lavoratori di serie B“.









