“I primi dati relativi allo sciopero di oggi nelle fabbriche della metalmeccanica bergamasca dicono che l’obiettivo è stato centrato. L’adesione dei lavoratori è stata importante e su queste basi ci auguriamo che la trattativa possa riprendere in modo costruttivo”. Così, Luca Nieri, segretario generale della FIM CISL orobica. A fine mattinata, e quindi a metà della giornata di mobilitazione, molte delle maggiori aziende avevano i reparti produttivi fermi e il numero dei lavoratori che hanno incrociato le braccia ha superato le aspettative dei sindacati.
“È comunque un momento difficile: nella nostra provincia iniziano a pesare soprattutto i rallentamenti nell’automotive, e già tante aziende hanno allungato il pacchetto delle ferie natalizie e avviato alcune ore di cassa. Questo primo pacchetto di mobilitazioni ha però dimostrato che i lavoratori sanno come rispondere alla rigidità d Federmeccanica, che dopo 8 mesi di trattativa continua a non tener conto delle richieste sindacali. Da qui la mobilitazione, con iniziative che chiedono sacrifici ai lavoratori proprio quando il settore della manifattura inizia a segnare il passo. Federmeccanica deve capire che le soluzioni per il rilancio del settore si trovano nel CCNL e nella piattaforma da noi presentata, tra sicurezza, formazione e valorizzazione e cura delle competenze e della risorsa umana e il giusto riconoscimento economico del lavoro espresso. Federmeccanica deve assumere un atteggiamento coerente e responsabile. Le proposte presentate al tavolo della trattativa da parte di Federmeccanica scimmiottano le richieste sindacali e non serve e non servirà, con questa modalità “desueta”, aver attivato una campagna propagandistica, tramite le aziende, di presentare la loro posizione: un’azione che vuole sminuire il ruolo del sindacato. Federmeccanica parla di sostenibilità, ma per noi i contratti, in primo luogo, devono essere sostenibili socialmente, determinando le condizioni di maggior inclusione, tutele, solidarietà, e con il giusto riconoscimento economico”.
A Bergamo il comparto è particolarmente significativo con i suoi oltre 55.000 addetti e tante aziende di livello internazionale. In un momento come questo questi lavoratori sono disponibili a sacrifici per dare il proprio contributo alla trattativa. Per quanto riguarda la “salute del settore”, sale comunque la preoccupazione. “La crisi del comparto dell’automotive non si esaurisce con la vertenza Stellantis. Il rapporto con l’industria tedesca rischia di complicare in misura consistente l’economia delle nostre aziende. Le difficoltà riguardano soprattutto il settore della componentistica. In Lombardia, Il comparto dell’automotive conta circa 30 mila imprese, che occupano quasi 100 mila addetti e in termini di export regionale vale circa sei miliardi di euro. FIM, insieme agli altri sindacati metalmeccanici, ha manifestato lo scorso ottobre a Roma per denunciare la gravità della situazione e perché mancano risposte in grado di affrontarla. La scelta di andare sostanzialmente verso un unico tipo di produzione, ovvero il motore elettrico, e di abbandonare in fretta la produzione del motore endotermico sta generando molti problemi e va assolutamente rivista”.









