Una recente ricerca su lavoratori over 55 ha segnalato che il 30% degli intervistati prova rimpianto per aver sottoscritto troppo tardi un fondo pensione, mentre tra gli italiani che hanno sottoscritto strumenti come fondi pensione e PIP, il livello di soddisfazione è pressoché totale. L’indagine evidenzia come “genere, età e residenza geografica siano fattori determinanti nel definire gli approcci degli italiani verso la longevità e la previdenza pubblica e integrativa, mostrando sostanziali differenze sia nei sentimenti, sia nei comportamenti, così come nella percezione del loro presente e futuro”.
A Bergamo, questa consapevolezza sembra ancora lontana dal raggiungersi: meno del 40% dei lavoratori dipendenti ha infatti aderito a un piano pensione contrattuale. Da una elaborazione condotta sui dati del CAF CISL provinciale, infatti, risulta che solo il 35% dei contribuenti risulta iscritto a un fondo pensione (contrattuale o meno). Tra i Fondi più partecipati tra i lavoratori bergamaschi, Prevedi (edilizia) conta 16.000 associati; Fon.Te (commercio e terziario) 11.101, il fondo GommaPlastica 4.528, mentre quello che in percentuale riscuote maggiore successo è Cometa (metalmeccanici) che conta 26.410 iscritti, più del 40% dei lavoratori del settore. Ma l’aspetto più negativo riguarda il settore artigiano: qui risultano aperte solo 300 posizioni su oltre 31.000 lavoratori.
“Parlare di previdenza significa parlare di lavoro, di dignità, di futuro – dice Luca Nieri, segretario Cisl di Bergamo -. E significa farlo con una visione a 360 gradi, senza più separare ciò che è pubblico da ciò che è complementare, perché una persona previdente è una persona che vuole garantirsi un domani decoroso, senza lasciare il proprio destino al caso, parlare delle condizioni del nostro prossimo futuro. Ma sappiamo bene che quando affrontiamo questo tema ci troviamo davanti a due atteggiamenti opposti: da una parte il rancore e la rabbia di chi ha vissuto le vecchie regole pensionistiche e percepisce ogni cambiamento come un’ingiustizia; dall’altra l’indifferenza dei più giovani, che considerano la pensione un orizzonte troppo lontano per occuparsene oggi”.
Non solo peri giovani, ma anche per le donne è facile riscontrare una scarsa adesione alla previdenza complementare. Le donne rappresentano il 38,2% degli iscritti contro un 61,8% degli uomini. Il tasso di adesione ai fondi pensione delle lavoratrici è inferiore di 18 punti percentuali rispetto ai colleghi maschi. Complessivamente la contribuzione media è più elevata per gli uomini: 2.910 euro contro i 2.430 euro delle donne, il 20% all’incirca in più.
La frattura generazionale, inoltre, è reale. E la Cisl l’ha dovuta affrontare più volte: “Prima nel confronto tra le diverse organizzazioni sindacali, poi nel confronto tra i lavoratori stessi, per far comprendere ciò che oggi è una realtà incontestabile. La sostenibilità del sistema pensionistico non dipende da un decreto o da un governo: dipende dall’invecchiamento demografico, dalla bassa natalità, dalla crescita debole del Paese, dalla trasformazione dei percorsi lavorativi, dalla fragilità contributiva di intere generazioni. Sono fattori strutturali, che non si risolvono con slogan o scorciatoie. Ora, la legge di bilancio, a partire dal prossimo luglio, rilancia una nuova campagna di adesione alla previdenza completamente: è un’ulteriore occasione per promuovere le possibilità che si offrono ai lavoratori”.
“I dati della ricerca evidenziano come la previdenza complementare non sia più un’opzione, ma una necessità strutturale per garantire la tenuta del proprio tenore di vita negli anni della pensione. Eppure, persistono ancora comportamenti ‘primitivi’, che portano a non avere un’idea di futuro e a non costruire un progetto concreto di lungo periodo. Il paradosso tra l’elevata soddisfazione di chi ha già sottoscritto un piano e il diffuso rimpianto per averlo fatto troppo tardi deve quindi incoraggiare, specialmente le giovani generazioni, a uscire dall’inerzia e riconoscere che il momento per iniziare a disegnare il proprio domani è adesso. Aderire il prima possibile a strumenti di lungo periodo – conclude Nieri – permette infatti di massimizzare i benefici del tempo, creando antidoti all’incertezza e trasformando la longevità da fonte di ansia a opportunità di vita protetta e pianificata”.
Venerdì 29 maggio Cisl Bergamo affronterà il tema della previdenza complementare in un convegno, dalle 9 alle 12 nel salone Riformisti della sede di via Carnovali. “Le sfide per il sindacato nella nuova stagione della previdenza complementare” è il titolo dell’incontro, che vedrà confrontarsi Luca Nieri, Maurizio Agazzi, già direttore del Fondo Cometa, e Francesco Corna, segretario generale della CISL orobica.









