A Bergamo premi di risultato per il 18% dei lavoratori

A Bergamo premi di risultato per il 18% dei lavoratori

Nel 2023 sono stati pagati, in provincia di Bergamo, premi di risultato a 10.316 lavoratori per oltre 14milioni di euro. Il 40% di questi premi è stato “riscosso” da lavoratori del settore metalmeccanico, il 13% negli ambiti del tessile e dell’energia. L’8% dei lavoratori raggiunti dai premi aziendali sono dipendenti di banche o assicurazioni; poi, a seguire, ci sono gli addetti delle costruzioni, del commercio e turismo, e delle Poste. Rispetto al totale dei dipendenti, quelli con il premio di risultato sono il 18% dei lavoratori. Mediamente, il premio di risultato è di 1.305 €, il benefit arriva a 857 €. Del totale, solo l’11% ha percepito il premio massimo detassabile, ovvero i 3.000€; il 18% ha usufruito di benefit; l’8% ha distribuito l’ammontare tra premio monetario detassato e benefit.

È quanto emerge da un’analisi dei dati sui 730 del 2024 del CAF CISL di Bergamo, su un campione di oltre 60.000 lavoratori dipendenti. Tra i contribuenti che ricevono il premio di risultato, le donne sono il 32%, mentre i lavoratori “omaggiati” da benefit economici nati all’estero sono il 13%. Il 48% del totale dei lavoratori interessati ha più di 50 anni, l’8% meno di 30. Dalla ricerca CISL, infine, emerge anche che sono poco meno del 2% (1,7% per esattezza) le imprese che prevedono il coinvolgimento dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro.

Il premio di risultato è l’obiettivo finale della contrattazione aziendale o territoriale che si traduce in un accordo mediante il quale, sulla scorta di obiettivi prefissati e raggiunti, è prevista l’erogazione di un compenso monetario (tassato al 5% anziché in modo progressivo – per i redditi inferiori a 80.000 euro) o di una forma di benefit.

È il settore manifatturiero quello che è appannaggio della prevalenza degli accordi e anche di quelli più remunerativi e che, in taluni contesti aziendali, vanno addirittura oltre le somme agevolate fiscalmente: risulta, infatti, che oltre il 64% dei lavoratori che hanno presentato il 730 presso la CISL è impiegato nel metalmeccanico (in netta prevalenza) o in quello chimico-farmaceutico -tessile, in quello degli impianti fissi del contratto del legno o dell’arredamento e nell’industria agroalimentare. Se si esclude il settore del credito (dove una cultura del welfare e della contrattazione aziendale è storica), meno del 10% dei lavoratori appartiene al settore terziario, dove la dimensione aziendale e il valore prodotto e distribuibile rendono difficoltosa la contrattazione.

Attualmente, a livello nazionale, i contratti attivi sono 12.073; l’81% è riferito a contratti aziendali e 2.252 a contratti territoriali. Il 73% dei contratti interessa il Nord Italia. In particolare, la Lombardia ne ha prodotti 3.266, pari al 27% del totale.

La contrattazione di secondo livellodice Luca Nieri, segretario provinciale della CISL di Bergamoè particolarmente sviluppata nella aziende industriali, frutto di una radicata presenza sindacale e di relazioni industriali consolidate negli anni, che, oltre a ridistribuire il valore aggiunto prodotto,  sono state in grado di costruire risposte normative che hanno migliorato il benessere dei lavorativi e il livello di competitività delle imprese, in una logica sartoriale, nel giusto equilibrio tra specificità e soggettività di ogni contesto e cogliendo le trasformazioni in atto. Bergamo conta aziende dove la contrattazione ha raggiunto cifre considerevoli, anche  oltre i 10.000 euro, ma la sfida che dobbiamo porci  è quella di allargare il perimetro delle aziende coinvolte per dare risposte salariali anche ai molti  lavoratori che non godono di queste opportunità”.

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