Allevatori, commissariata L’Aipa di Bergamo e Brescia

Per una consistente mancanza di fondi, nella prima settimana di giugno era scattato il commissariamento dell’Associazione Interprovinciale Allevatori di Brescia e Bergamo (AIPA BG-BS). Lo stesso provvedimento aveva colpito l’organizzazione anche a Cremona. A Bergamo e Brescia l’ente occupa 110 persone: controllori, impiegati amministrativi e tecnici. Verificano e controllano la qualità della produzione alimentare nei comparti lattiero-caseario e della carne.

Un taglio di quasi il 70% che mette in ginocchio il sistema

Ora, a distanza di poche settimane dal commissariamento, appare sempre più a rischio il futuro dell’ente della zootecnia Italiana. Con due Decreti Ministeriali del 20 giugno è stato deciso il disimpegno dei fondi da trasferire alle Regioni per le attività di controllo funzionale svolte dalle associazioni allevatori (ARA-APA) per l’anno 2017. “In attuazione dell’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Provincie autonome di Trento e Bolzano, – precisa Giovanni Locatelli del sindacato FAI CISL Bergamo – in un colpo solo il MIPAAF decide di disimpegnare 15,3 mln a fronte dei 22,5 mln precedentemente stabiliti. Un taglio di quasi il 70% che, vista la drastica riduzione dei finanziamenti avvenuta negli ultimi anni, sancirà il definitivo fallimento dell’intero sistema”.

Preoccupazioni per il futuro occupazionale

È inaccettabile che il taglio, giustificato dagli obiettivi di Finanza Pubblica 2017, ricada sulla testa di centinaia di lavoratori che ogni giorno svolgono i controlli su tutto il territorio nazionale privando, tra l’altro, la zootecnia italiana di servizi fondamentali che assicurano la qualità e la salubrità del nostro made in Italy. “A livello provinciale – continua Locatelli –abbiamo richiesto un confronto con i Commissari che ci incontreranno dopo aver ottenuto e analizzato nel dettaglio la situazione contabile aggiornata, necessaria per pianificare le attività future. Siamo molto preoccupati per quello che accadrà, sia rispetto al futuro occupazionale di questi lavoratori sia per il proseguimento delle attività. Cosa succederà al sistema degli allevatori lombardi che rappresenta il 40% della zootecnia italiana?”. Evidentemente sono risultati inutili gli sforzi compiuti accorpando le associazioni di allevatori provinciali sotto i 100.000 capi, come accaduto a Bergamo e Brescia, al fine di creare economia di scala, recuperando risorse necessarie a garantire un impegno di qualità e sicurezza nei controlli.

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