Credo utile, in premessa, fermare l’attenzione su un avvenimento che, anche se solo per il tempo della caduta di una meteora, ha richiamato l’attenzione dei mass-media: la notizia dell’assegnazione del premio Nobel ad una fanciulla pakistana, Malala, per aver difeso i diritti dei bambini del suo Paese all’istruzione e denunciato l’abuso del lavoro minorile.
Questo fatto, a mio parere, avrebbe meritato e merita, una più attenta riflessione che ci sollecita ad un confronto con la condizione di “privilegio” di cui ha goduto la nostra società che, da tempo, ha conquistato questi diritti grazie anche, se non soprattutto, alle lotte sindacali, e ad osservare come, oggi, lentamente i vari Governi ce li stanno sottraendo ad uno ad uno in nome di una austerità a cui, però, sono condannati solo i più deboli.
A titolo esemplificativo ricordo: 1) il personale della scuola che si è visto dilazionare nel tempo il diritto alla pensione già maturato, 2) il paradossale fenomeno degli esodati, 3) il mancato rinnovo del contratto della scuola da ben 7 anni, 4) le pesanti restrizioni che stanno attuando allo stato sociale, 5)“dulcis in fundo”, la volontà politica di abolire la “giusta causa” in materia di rapporti di lavoro.
A tentare una spiegazione alla situazione in cui ci troviamo ha provveduto Domenico De Masi che nel suo libro “MAPPA MUNDI” ha fatto riferimento al pensiero di un sociologo francese, Pierre Bourdieurd il quale “distingue, nel sistema statale, una «mano destra» (fatta di grand commis, dirigenti, banchieri e simili), da una «mano sinistra» (fatta di assistenti sociali, educatori, insegnanti, professori, medici di base, infermieri e così via”). Bourdieu, sostiene De Masi, “constata che la mano sinistra, pur con le sue colpe di omissione, è stata lasciata sola dalla mano destra che si è fatta complice di un progressivo ritiro dello Stato dall’intervento diretto in materia di giustizia distributiva e di impegno morale cospirando contro tutto ciò che è pubblico e che è welfare”.
Partendo da questo quadro, indispensabile punto di riferimento per una chiave di lettura volta a comprendere la gravità della situazione in cui ci hanno fatto sprofondare, noi Cisl e Cisl Scuola e, direi, tutto il sindacato, dovremo individuare i percorsi possibili per uscire dal cosiddetto “tunnel” nel quale le politiche delle promesse non mantenute ci hanno intrappolato. Credo sia doveroso non limitarci a guardare alla superficie ma darci degli obiettivi che, pur minimi ma tangibili, possano creare le condizioni per sensibilizzare il Governo, con la dovuta determinazione, alla richiesta di passare dal progetto di una “Buona scuola” alla sua realizzazione, con le opportune integrazioni, iniziando a prestare attenzione al personale che nella scuola lavora.
Purtroppo, ancora oggi, siamo in alto mare visto che anche nella legge di stabilità non vi è alcun cenno al rinnovo del contratto e alcuna attenzione alle condizioni del personale. Sembra non ci sia “più sordo di chi non vuol sentire” ma noi, tutti insieme, dobbiamo insistere con tutte le nostre forze per far avviare la trattativa contrattuale e chiedere che, in attesa della definizione del nuovo contratto, siano mantenuti gli scatti di anzianità che, poi, dovranno comunque rientrare tra gli indicatori che andranno a definire la professionalità.
Perciò, non possiamo e non dobbiamo lasciare la scena a quanti mostrano solo di avere mire egemoniche, dobbiamo stare dentro la realtà con tutte le nostre proposte e individuare anche percorsi che diano effettiva visibilità alle nostre legittime richieste per il personale della scuola attraverso manifestazioni articolate nello spazio e nel tempo: tra queste, importante quella dell’8 Novembre a Roma. Diciamo basta agli annunci: si passi alla politica come servizio per i cittadini, agli investimenti sulla scuola che sola è in grado di guardare al futuro, ai tagli agli sprechi e ai privilegi, alla lotta senza quartiere all’evasione fiscale e alla corruzione.
Salvatore Inglima
Segretario Generale Cisl Suola Bergamo e Sebino Berg.









