Negli ultimi anni si sta diffondendo sempre di più un fenomeno che incide in modo silenzioso ma significativo sul potere d’acquisto delle famiglie: la shrinkflation. La shrinkflation (o “sgrammatura”) è una pratica commerciale sleale in cui i produttori riducono le dimensioni o il peso di un prodotto lasciando il prezzo invariato. Dal 15 luglio dovrebbero prendere il via le nuove disposizioni contro la shrinkflation, ma le norme, appaiono poco incisive: in base al decreto del Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy), infatti, scompare l’obbligo per i produttori di indicare in etichetta la dicitura “Questa confezione contiene un prodotto inferiore di X (unità di misura) rispetto alla precedente quantità”, sostituito con un sistema di comunicazione lungo la filiera commerciale che coinvolge distributori e rivenditori sia fisici sia online. L’obbligo informativo, poi, avrà una durata inferiore: passa dai 6 mesi inizialmente previsti dal governo agli attuali tre mesi.
“Le aziende giustificano spesso questa scelta con l’aumento dei costi di produzione, delle materie prime, dell’energia e dei trasporti – dice Mina Busi, presidente di ADICONSUM Bergamo -. Tuttavia, ridurre le quantità senza un’informazione chiara e immediata rappresenta un comportamento poco trasparente, che può indurre in errore il consumatore, soprattutto quando il packaging rimane simile o identico al precedente. ADICONSUM consiglia di proteggere il proprio portafoglio leggendo attentamente le etichette e confrontando sempre il prezzo al chilo o al litro, anziché fermarsi al costo della singola confezione”.
“Con i tempi ristretti a disposizione per gli impegni quotidiani, prendiamo abitualmente dagli scaffati la merce senza dare “peso” alla grammatura – continua Busi. Questo oltre a far male alle nostre finanze contribuisce a far passare in sordina il fenomeno in atto da tempo nei supermercati. Come associazione riteniamo fondamentale che il consumatore sia messo nelle condizioni di capire immediatamente cosa sta acquistando. È, quindi, indispensabile prestare attenzione alle etichette, verificando peso, volume e prezzo al chilo o al litro, unico parametro che consente un confronto reale tra i prodotti” Anche davanti a sconti e promozioni, è importante verificare se nel tempo le quantità dei prodotti sono state ridotte, perché uno sconto apparente può nascondere una precedente shrinkflation.
La shrinkflation riguarda soprattutto i beni di largo consumo, settore che vale in Italia circa 120 miliardi di euro annui, e porta ad aumenti occulti dei prezzi in media tra il +10% e il +18%, con punte in alcuni casi del +40%. Tra i beni più colpiti dal fenomeno ci sono gli alimentari, con in testa cereali, yogurt, gelati, snack, biscotti, fette biscottate, salse pronte, formaggi confezionati, bibite, ma anche prodotti per la casa (detersivi, carta igienica) o per la cura del corpo (bagnoschiuma, shampoo, dentifricio, ecc.). Un impatto sulle tasche dei consumatori a carico delle famiglie negli ultimi 15 anni quantificabile intorno a 1,8 miliardi di euro.
E sui consumatori incombe ora un altro pericolo, quello relativo alla skimpflation, ossia la pratica dei produttori e operatori di abbattere i costi riducendo la qualità delle materie prime che compongono i prodotti finiti o tagliando i servizi offerti agli utenti, senza ridurre prezzi e tariffe al pubblico. Così il burro o l’olio d’oliva vengono sostituiti con i meno costosi olio di palma o margarina, le uova fresche vengono rimpiazzate da tuorli e albumi in polvere o liquidi, piatti pronti e salse riducono le percentuali di carne a favore di addensanti e acqua. E ancora: porzioni più piccole nei piatti al ristorante, colazione a pagamento nelle strutture ricettive, frequenza ridotta delle pulizie nelle camere d’albergo.
Come difendersi con i consigli di Adiconsum
- Confronta i prezzi al chilo/litro: È l’unico parametro oggettivo per capire se stai realmente risparmiando.
- Attenzione alle confezioni: I produttori usano trucchi visivi (incavi sul fondo dei flaconi, sacchetti apparentemente pieni ma con meno grammi) per camuffare la riduzione.
- Controllare i caratteri piccoli: il prezzo unitario si trova sempre sui cartellini degli scaffali, solitamente scritto in caratteri più piccoli sotto il prezzo di vendita della singola confezione.
- Ignorare il packaging: la forma e la dimensione della scatola spesso ingannano l’occhio; l’unico dato oggettivo e confrontabile è il peso netto riportato obbligatoriamente sull’etichetta.
- Valutare i formati scorta: i pacchi grandi o “formato famiglia” offrono quasi sempre un prezzo al chilo inferiore rispetto alle monoporzioni, riducendo l’impatto dei rincari nascosti.
- Scegliere le marche del distributore: i prodotti a marchio del supermercato (private label) tendono a mantenere formati standardizzati e trasparenti rispetto ai grandi brand industriali
- Segnala le anomalie: Denuncia le pratiche ingannevoli agli sportelli locali dell’associazione per contribuire alla lotta contro le speculazioni.









