CISL FP, FP CGIL e UIL FPL hanno indetto una mobilitazione per protestare contro la decisione di AIOP e ARIS di non avviare la trattativa per il rinnovo del CCNL. La mobilitazione proseguirà anche in questi giorni e qualche disservizio si potrebbe creare nei prossimi periodi.
E sul mancato rinnovo del contratto dei lavoratori della sanità privata, settore che a Bergamo occupa oltre 4000 persone interviene Katia Dezio, segretaria di CISL FP Bergamo: “L’immobilismo da parte delle associazioni datoriali sulle vertenze contrattuali del settore è ormai oltre che inaccettabile, intollerabile e ingiustificato, e le conseguenze gravano sulle lavoratrici e sui lavoratori talvolta compromettendo la qualità dell’assistenza. Le associazioni di ARIS e AIOP si dichiarano indisponibili al rinnovo dei due contratti, quello del settore ospedaliero scaduto da 8 anni dopo l’ultimo rinnovo atteso per ben 14 anni, e quello del settore RSA e Istituti di Riabilitazione scaduti da 13 anni, fino a quando i totali costi non verranno coperti dalle Regione. Il differenziale salariale è molto importante rispetto alla Sanità Pubblica: per un Infermiere, ad esempio, si aggira intorno ai 500 euro mensili”.
“A ogni apertura di un bando di concorso pubblico – continua la sindacalista – si svuotano le strutture, e reperire altro personale in sostituzione di chi se ne va non è facile. Sempre più spesso vediamo affidare reparti interi e servizi a società esterne con tutti i disagi che ne derivano, anche servizi importanti come possono essere quelli di Sala Operatoria; molto frequente anche il ricorso all’utilizzo dei liberi professionisti. I carichi di lavoro sempre più insostenibili e i rientri in servizio non permettono una normale conciliazione dei tempi di vita e lavoro. Non sono ambienti di lavoro facili quando le equipe assistenziali e di cura non sono stabili. Il turnover è elevatissimo ed è un continuo affiancare e addestrare nuovi colleghi, impegno che toglie energia, forza e tranquillità. Impensabile pensare ad un Sistema Sanitario Regionale senza la componente privata; è risaputo ormai che il servizio pubblico è sempre più in difficoltà e fatica a garantire servizi e cure per tutti i cittadini. Lo vediamo e lo tocchiamo con mano tutti i giorni con le liste d’attesa per visite ed esami, con i bisogni di ricoveri ed interventi”.
“Contemporaneamente, però, vediamo crescere i fatturati e gli utili delle strutture che, sempre più spesso ricorrono all’apertura di nuovi centri, delocalizzati in provincia e in città, che offrono prestazioni ambulatoriali a pagamento anche agevolato”.
Sul territorio bergamasco afferiscono a queste associazioni datoriali le strutture di Istituti Bergamaschi di Ponte San Pietro e Zingonia, Humanitas Gavazzeni e Castelli, Habilita di Zingonia, FERB di Trescore, Gazzaniga e Calcinate, Nephrocare presso i Centri Dialisi e Nefrologia dei Presidi dell’ASST Bergamo Est, Clinica San Francesco, Casa di Cura Beato Palazzolo, RSA Istituto Palazzolo di Torre Boldone e Sacro Cuore, Istituto Clinico Quarenghi di San Pellegrino, Istituto Femminile Don Guanella di Verdello, Centro Don Orione, Presidio Socio-Sanitario San Donato di Osio Sotto e la Fondazione Angelo Custode di Bergamo e Predore.
“Chiediamo da tempo più responsabilità e più regole stringenti a Regione Lombardia – conclude Dezio – visto che puntualmente eroga contributi pubblici: introduca, fra i parametri di accreditamento di queste strutture, un equo, adeguato e puntuale rinnovo contrattuale ai dipendenti in modo che non siano sempre il fanalino di coda a 500 euro in meno al mese”.









