Dopo lo sciopero e i presidi, nella vertenza in corso in NIIAG ed Eurogravure, entrambe società del Gruppo Pozzoni, delegati sindacali e rappresentanti provinciali di FISTEL CISL, SLC CGIL e UILCOM UIL hanno incontrato il sindaco di Bergamo Giorgio Gori. Il Gruppo – leader e in una posizione di quasi monopolio nella grafica editoriale in Italia – è oggi composto da 13 aziende diverse, frutto di una lunga fase di acquisizioni durata almeno dieci anni. Tra le aziende acquisite ci sono anche NIIAG (Nuovo Istituto Italiano d’Arti Grafiche) che occupa a Bergamo circa 360 persone e Eurogravure di Treviglio dove lavorano circa 140 dipendenti. “Non possiamo accettare la disdetta annunciata da parte del Gruppo di tutti gli accordi di secondo livello, compresi quelli sull’orario di lavoro e sugli organici: è un atto unilaterale inaccettabile e pericoloso. I lavoratori perderebbero, a partire dal 1° febbraio prossimo, tra i 4 e i 5mila euro lordi all’anno – hanno riferito al primo cittadino di Bergamo Luca Legramanti, Paolo Turani e Bruno Locatelli, segretari generali di FISTEL, SLC e UILCOM di Bergamo, accompagnati dai delegati dei lavoratori delle due aziende. Siamo poi preoccupati per i 25 esuberi (20 a Bergamo e 5 a Treviglio) che si sono ipotizzati nei giorni scorsi, contestualmente alla disdetta”.
Un delegato sindacale, che lavora nello stabilimento di Treviglio, ha spiegato al sindaco Gori che nel momento in cui la disdetta entrerà in vigore dagli attuali 1.600 euro il suo stipendio scenderà a 1.300 euro. “In più, se prima lavoravo a Milano, dove vivo, ora devo raggiungere Treviglio ogni giorno, come molti miei colleghi: il trasferimento mi costa oltre 200 euro al mese. Mi resterebbero poco più di 1.000 euro e tenga conto che, al di là dei diversi cambiamenti di ragione sociale e di sede, lavoro per quest’azienda da 21 anni”. Al termine dell’incontro, il sindaco Giorgio Gori si è detto disponibile a chiedere un confronto con i rappresentanti del Gruppo Pozzoni, insieme al sindacato e al sindaco di Treviglio, Juri Fabio Imeri. “Il settore della grafica editoriale non vive una fase favorevole, ne siamo ben consapevoli -ha commentato Gori -.Qui, però, si tratta di posti di lavoro e di quote di stipendio di centinaia di famiglie bergamasche. È legittimo che esse chiedano aiuto alle istituzioni”.









