In Italia, secondo i dati Istat di giugno 2015, 6 milioni 788 mila donne hanno subito nel corso della propria vita una violenza fisica o sessuale. Si tratta del 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni, quasi una su tre. Ma se negli ultimi 5 anni sono leggermente diminuite le violenze fisiche o sessuali, aumenta invece la percentuale dei figli che vi assistono.
Numeri che ci fanno ancora rabbrividire e ci dicono quanto ancora c’è da fare in questo campo. E rispetto alle cose da fare ricordiamo quanto il governo attuale abbia fatto approvando il Job act e licenziando con esso una disposizione di legge che consente alle vittime di violenza di genere di fruire di un periodo di aspettativa, per un massimo di 3 mesi, per seguire percorsi di protezione. La norma è rivolta alle lavoratrici dipendenti o parasubordinate sia del settore pubblico che di quello privato.
Il congedo può essere fruito su base oraria o giornaliera in un arco complessivo massimo di tre anni. Durante tale assenza la lavoratrice percepirà una indennità conteggiata con criteri simili a quelli della maternità , con copertura figurativa ai fini della carriera pensionistica, posta a carico dell’ente di previdenza con il tradizionale sistema dell’anticipo da parte dell’azienda e del successivo recupero dal versamento contributivo.
Le vittime della violenza di genere potranno inoltre chiedere la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale ove disponibile in organico. Su richiesta dell’interessata il rapporto potrà tornare successivamente a tempo pieno. Per utilizzare le nuove possibilità sopra descritte è prevista una comunicazione preventiva al datore di lavoro di almeno sette giorni e la necessità di fornire idonea documentazione, ad esempio una certificazione rilasciata dai servizi sociali comunali, da centri anti violenza e dalle case rifugio per vittime di violenza.
Anche in questo caso si tratta di una misura valevole per il corrente anno 2015, salvo successive proroghe o conferme definitive.
Il 25 novembre non è una data a caso. E’ il ricordo di un brutale assassinio, avvenuto nel 1960 nella Repubblica Dominicana, ai tempi del dittatore Trujillo. Tre sorelle, di cognome Mirabal, considerate rivoluzionarie, furono torturate, massacrate, strangolate. Buttando i loro corpi in un burrone venne simulato un incidente. Non sempre, non ovunque, le cose sono cambiate da quel giorno: basti pensare alle bambine dell’India che quasi ogni giorno vengono stuprate e uccise, ma anche a casa nostra, dove la violenza contro le donne è spesso nascosta in ambito domestico.
La Giornata è stata istituita dall’Onu con la risoluzione 54/134 del 17 dicembre 1999. La matrice della violenza contro le donne può essere rintracciata ancor oggi nella disuguaglianza dei rapporti tra uomini e donne. E la stessa Dichiarazione adottata dall’Assemblea Generale Onu parla di violenza contro le donne come di “uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini”.Â
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