Sul tema dell’avvio del progetto delle Case di Comunità, FNP CISL e CISL Bergamo hanno scritto alle ASST provinciali e a ATS, consegnando un documento nel quale l’argomento dei presidi sociosanitari territoriali del Servizio Sanitario Nazionale viene scandagliato e analizzato alla ricerca di punti di forza sui quali investire e di debolezza per i quali invertire la marcia. Il personale, gli Hub e gli spoke, il super hub, il Punto Unico di Accesso, gli Ambulatori Diffusi e gli AMT, l’ACN, la questione dei medici a contratto e della continuità di presenza; la prevenzione e la promozione della salute; la presa in carico dei cronici, il geriatra di comunità, l’integrazione sociosanitaria e lo sportello per la disabilità e il lavoro e la partecipazione attiva della società. Tutto è passato sotto la lente del sindacato di via Carnovali. Angelo Murabito e Mario Gatti, rispettivamente segretario CISL e segretario dei Pensionati CISL di Bergamo, hanno fatto il punto della situazione in una conferenza stampa e anticipato alcune delle proposte che verranno avanzate alle ASST, a ATS e alle altre forze sociali.
Bergamo, secondo Murabito, “ha avuto risorse importanti per le strutture: il PNRR ha finanziato 20 progetti in 19 comuni, oltre 33 milioni di euro, quasi 28 dei quali fondi europei; con le Centrali Operative Territoriali e gli Ospedali di Comunità il pacchetto sfiora i 57 milioni. La questione aperta è il personale: chi lavora nelle Case, con quante ore, e chi decide come distribuirle”.
Il censimento di ATS Bergamo, aggiornato al 30 maggio 2026, parla di 22 Case della Comunità. Nell’ASST Papa Giovanni XXIII quattro Case su cinque sono già a tredici servizi su tredici, con la presenza medica diurna dalle 8 alle 20 dichiarata attiva. Nell’ASST Bergamo Ovest quattro Case su sei sono complete. Albino è a zero servizi su tredici perché si è aperta il 29 maggio. Delle undici Case di quell’ASST, solo Seriate e Trescore Balneario hanno la presenza medica diurna dichiarata attiva. Per le altre nove il dato risulta non dichiarato, e non possiamo sapere se la presenza c’è o manca.
“Il DM 77 richiede una presenza medica e infermieristica continuativa – hanno detto i due sindacalisti -, non la sola apertura degli sportelli. ATS ha già una rilevazione che va in questa direzione. Chiediamo che venga completata dove manca e si renda pubblica, Casa per Casa: è la base su cui tutti, non solo noi, possono misurare se la riforma funziona”.
Per quanto riguarda il personale, CISL ritiene che il DM 77/2022 non chiede di aprire un edificio con l’insegna “Casa della Comunità”, ma “équipe multiprofessionali, un Punto Unico di Accesso funzionante, presenza medica e infermieristica continuativa. Se la Casa della Comunità diventa un poliambulatorio a orario ridotto invece del punto di riferimento continuativo promesso dal PNRR, avremo realizzato le strutture senza il servizio per cui sono state finanziate. Chiediamo alle ASST un cronoprogramma verificabile, Casa per Casa”. L’ACN del 23 giugno 2026, reso esecutivo dall’intesa Stato-Regioni, prevede per i medici a ciclo di scelta fino a sei ore settimanali nelle Case, dal lunedì al venerdì, 8-20, a 38,72 euro l’ora. L’Azienda ripartisce le ore, sentito il referente di AFT, laddove presente. Restano fuori notti, festivi e sabato.
Il rischio più concreto è dove mancano più medici, a Bergamo Ovest e nell’alta Val Seriana. Le ASST indichino, per Casa e fascia oraria, le ore coperte e quelle scoperte, e ogni AFT abbia un referente. I cittadini senza medico erano circa 45.000 a fine 2025 (dati ASST riportati dalla stampa). Gli ambulatori diurni della DGR 4938/2025 integrano la rete senza sostituire l’équipe.
Le ore tra hub e spoke vanno governate con criteri pubblici. Sul “super hub” si chiede quali Case siano candidate e con quali garanzie per le altre. Per i medici a contratto, tutor e inserimento nelle équipe.
L’agenda dei medici, l’integrazione con i servizi sociali, l’accesso ai diritti delle persone con disabilità passano tutti dallo stesso punto: il Punto Unico di Accesso, obbligatorio in ogni Casa della Comunità. “Chiediamo che ogni Casa della Comunità bergamasca renda conto pubblicamente di orari reali di apertura, canali attivi e di come viene gestito nella pratica il passaggio dal bisogno semplice a quello complesso. Su questo si regge l’integrazione sociosanitaria”. Il 116117 è ancora poco conosciuto e deve entrare nella comunicazione ai cittadini.
Nella loro esperienza su questo tema, la prevenzione resta in secondo piano rispetto alla presenza medica per l’acuto: screening, vaccinazioni, promozione della salute passano in coda. Per FNP è terreno di prima linea, “visto quanto pesa sulla salute degli anziani la cronicità non intercettata in tempo. Chiediamo – ha insistito Gatti – che ATS e ASST rendano conto anche di questo, con un finanziamento continuativo che garantisca un obiettivo perseguito con costanza, perché la presa in carico dei cronici è la questione più diretta di tutte, con conseguenze pesanti per la perdita di autonomia e per il carico sulle famiglie”.
A tal proposito, la categoria dei pensionati della CISL si fa carico di una proposta che punta a far sì che Bergamo si candidi da subito, d’intesa con la Regione, come territorio pilota per l’introduzione della figura del geriatra di comunità, da inserire nelle équipe delle Case della Comunità hub, in raccordo con il Punto Unico di Accesso e con i medici di medicina generale.
La CISL pone anche il tema della partecipazione attiva nella gestione delle Case: il decreto chiede di coinvolgere cittadini, pazienti, caregiver e associazioni di volontariato non solo come destinatari degli interventi, ma come parte attiva nella co-progettazione e nella valorizzazione dei servizi locali. Per il sindacato, la Casa resta un servizio dell’ASST e va costruita con una responsabilità condivisa nella programmazione tra ASST, Comuni, Uffici di Piano, Scuole e Terzo Settore, un posto nel quale il Progetto di Salute locale va definito insieme a volontariato, Terzo Settore e associazioni di pazienti, non elaborato separatamente da ASST e ATS.
CISL chiede un tavolo di confronto permanente, o un posto stabile nelle sedi già esistenti, con ASST, ATS, Ambiti territoriali, Sindaci e Organizzazioni Sindacali, che misuri lo sviluppo delle Case della Comunità
“Chi lavora ogni giorno nelle Case della Comunità lo fa con senso del dovere e dedizione,. Questo documento – hanno concluso Murabito e Gatti – si rivolge a chi decide, ATS e ASST, con la Regione per quanto di sua competenza, perché quella dedizione trovi le condizioni, il personale, gli orari, gli strumenti, per dare i suoi frutti. Le Case della Comunità sono un’occasione vera per la sanità e il sociale di questo territorio”.









