Dialogo e rispetto reciproco nel confronto referendario organizzato dalla Cisl Bergamo

onfronto referendario organizzato dalla Cisl Bergamo

Fair play e toni sereni. Antonio Di Pietro, l’ex pm di Mani Pulite, comincia così: «Per il dottor Romanelli ho sempre avuto stima e rispetto. Io sono per il Sì, lui per il No. Ma non per questo siamo nemici». E Maurizio Romanelli, procuratore della Repubblica di Bergamo, gli risponde: «Saluto affettuosamente Antonio. In Procura a Milano avevamo le stanze vicine. L’ho sempre considerato un ottimo magistrato»

In vista del 22-23 marzo, quando si terrà il referendum costituzionale confermativo sulla riforma dell’ordinamento giurisdizionale, la Cisl ha organizzato ieri mattina, in una Casa del Giovane stracolma, un dibattito che ha visto per protagonisti due pesi massimi della magistratura, anche se Di Pietro ormai ne è uscito e fa l’avvocato. Un tentativo, come ha detto il segretario generale della Cisl bergamasca, Francesco Corna, di sviluppare un dibattito improntato a «dialogo e rispetto reciproco» tenendo fermo un principio: «Partecipi, approfondisci e vai a votare», perché sì, «la Cisl si schiera e dice che bisogna andare a votare (non ci sarà quorum, ndr). Sono in ballo questioni fondamentali». Dopo una prima introduzione del moderatore dell’incontro, il giornalista Franco Cattaneo, editorialista de L’Eco di Bergamo, che avverte di non badare solo «ai tecnicismi, ma anche al contesto, quale è quello, tormentato, dei rapporti fra giurisdizione e politica», il dibattito fra i due relatori si snoda tra contrasti ma anche assonanze. Come sulla nuova Alta Corte, la terza formazione in cui verrebbe diviso il Consiglio superiore della magistratura (accanto al Csm per la magistratura giudicante e a quello per la requirente) e a cui competerebbero i procedimenti disciplinari: sia Romanelli che Di Pietro sono contrari all’attuale formulazione, che esclude il ricorso in Cassazione per chi è colpito da provvedimenti. Di Pietro nota che «ci hanno voluto provare, ma è incompatibile con l’articolo 111 della Costituzione (quello sul giusto processo, ndr)». Casomai ci penserà la Consulta, insomma. Per Romanelli, il fatto che un magistrato possa ricorrere solo alla stessa Alta Corte «segna il punto più basso nel mio gradimento, già basso, per l’intera legge».

Non solo. Di Pietro aggiunge una tirata d’orecchie a Nordio per quella sua uscita sul «sistema paramafioso» riferito al sistema correntizio del Csm. E c’è perfetta unità di vedute sui deficit strutturali (personale e mezzi) che rallentano la macchina della giustizia. Per il resto, i duelli non mancano. Specie sulla questione più dibattuta: la politica, separando le carriere fra giudici e pm, vuole mettere mano all’autonomia e indipendenza della magistratura? Cattaneo suggerisce uno spunto: il pm posto sotto l’esecutivo non ha impedito, alla magistratura francese, di condannare e incarcerare un ex presidente della Repubblica. L’ex pm invita «a leggere la riforma per come è scritta, carta canta. Autonomia e indipendenza sono totalmente garantite. Il pm risponde solo alla legge e resta l’obbligatorietà dell’azione penale. Può fermarlo solo un quintale di tritolo».

Il procuratore, invece, cauto nei paragoni con altri sistemi giudiziari, invita a riflettere su una legge «blindata», sul «sorteggio indecoroso dei magistrati, unica categoria, con i carcerati, a non poter scegliere i propri rappresentanti», alla «delegittimazione» di un potere dello Stato insita nella divisione in tre del suo organo di riferimento, e soprattutto sulle parole del ministro della Giustizia: «È stato Nordio a dire pubblicamente, rivolto all’opposizione: questa riforma sarà utile anche a voi, quando governerete. Magistrati “utili”? Non si può sentire».

Quanto al processo «accusatorio» introdotto a fine anni ’80 da Sebastiano Vassalli, Di Pietro se ne dice fervido sostenitore, «perché la separazione delle carriere ne è un completamento, anche noi del centrosinistra al governo pensavamo di introdurla», e sottolinea che «nelle indagini preliminari si trovano di fronte solo pm e gip, culturalmente della stessa famiglia. Sarei più sereno se fossero separati: in troppi vanno a processo e per la metà vengono assolti». Un argomento cui Romanelli ribatte: «Il pm è il primo controllo sulle notizie di reato. E per oltre l’80% dei casi chiede l’archiviazione».

(Articolo di Sergio Rizza, pubblicato dall’Eco di Bergamo del 27 febbraio 2026)

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