Bergamo si colloca al settimo posto tra le province italiane per il numero stranieri residenti. Al 31 dicembre 2024, erano 126.348, con un incidenza, rispetto alla popolazione complessiva, di poco più dell’11%. Gli stranieri residenti a inizio anno avevano per il 23% un età inferiore a 18 anni e, secondo i dati del Miur, sono il 18% degli iscritti a un istituto scolastico a partire dalla scuola primaria e fino alle scuole superiori, comprese quelle professionali. La prevalenza degli iscritti alle scuole superiori è orientata verso gli istituti tecnici, a seguire i professionali e i licei.
Un dato interessante, fornito di recente anche dall’Istat, mette in evidenza che in relazione al motivo della presenza, per i cittadini extracomunitari, che costituiscono il 76% degli stranieri presenti, oltre il 60% dei residenti è soggiornante di lungo periodo – ovvero ha un permesso ottenuto dopo 5 anni di residenza regolare e ha un reddito stabile, il 10% ha un permesso per lavoro, il 20% risiede per motivi di famiglia, l’8% per asilo, richiesta asilo o protezione e 731 sono presenti per ragioni di studio.
E’ quanto emerge dal “Dossier statistico sull’immigrazione”, realizzato dal Centro studi IDOS, presentato a Milano su iniziativa di ANOLF, CISL e CGIL della Lombardia. Uno studio corposo che analizza il fenomeno da tutti i punti di vista, fornendo numeri veri, non falsati da letture strumentali.
“L’Italia – spiega Maurizio Bove, presidente di ANOLF Lombardia – ha un bisogno crescente di giovani e di lavoratori per contrastare il calo delle nascite e l’invecchiamento della popolazione, ma risponde con la chiusura delle frontiere e una gestione inefficace degli ingressi per lavoro, che ostacola l’immigrazione regolare invece di favorirla. E mentre l’attenzione pubblica resta concentrata sugli sbarchi, milioni di stranieri, presenza stabile e vitale nelle nostre comunità, continuano a scontare la mancanza di politiche capaci di arginare le discriminazioni e costruire veri percorsi di inclusione”.
In Lombardia il 36,3% dei migranti proviene dall’Europa (il 18,9% dei quali da Paesi UE), il 25,9% dall’Asia, il 25,7% dall’Africa, il 12,1% dalle Americhe. La popolazione è relativamente giovane, con il 21% che ha meno di 18 anni e il 73,4% ha tra i 18 e i 64 anni. Oltre 957 mila hanno un regolare permesso di soggiorno, il 54% di lungo periodo. La questione non è di poco conto, perché la regolarizzazione è lo scoglio più difficile da superare per chi viene in Italia per vivere e lavorare.

“Anche quest’anno – dichiara Candida Sonzogni, segretaria CISL di Bergamo -, nel mettere a fuoco i dati statistici sull’immigrazione, il dossier IDOS apre ad alcune questioni che sono dirimenti rispetto alla vita delle persone straniere presenti in Italia e non solo. Le migrazioni sono un fenomeno non eccezionale, sono connaturate alla vita degli esseri umani: sono 304 milioni i migranti internazionali e l’unione Europea è un approdo sperato e cercato per molti: guerre, carestie, crisi climatiche, economiche, sociali e politiche sono parte determinante delle vite delle persone che noi incontriamo. CISL Bergamo ribadisce, come più volte fatto, che il sistema degli ingressi in Italia va sostanzialmente ripensato anche quando si parla di flussi di lavoro che oggi sono inefficaci e rischiano di generare solo illegalità e sfruttamento. Gli strumenti ci sono, vadano normati per il bene delle persone e delle nostre comunità. Ma non è solo la complessità e iperburocratizzazione degli ingressi. Tante altre sono le questioni sul tavolo, come il problema della casa rispetto al quale non è solo la questione economica, ma il pregiudizio a rendere difficilmente fattibile acquisto e affitto. Poniamo l’attenzione anche sulla questione dello ius scholae, per noi minimo sindacale per riconoscere la cittadinanza sistematica a chi, soprattutto minori nati in Italia, ha compiuto un regolare percorso di studi in Italia. Il 67,8% degli studenti stranieri nel nostro Paese è nato sul territorio italiano con un picco dell’84% nella scuola d’infanzia. Riconoscere la cittadinanza a questi bambini e ragazzi che scrivono e parlano in italiano sarebbe un segno importante per costruire le nostre comunità di oggi di domani. Bisogna andare oltre la narrazione strumentale che oggi spopola e fa di certi fatti e situazioni la regola”.









