Case di Comunità come luoghi di accoglienza e non solo di cure

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«Il riordino del sistema sanitario lombardo, realizzato con la legge regionale di riforma del dicembre scorso, necessita un’analisi profonda dei contenuti e delle prospettive». Francesco Corna, segretario provinciale della Cisl di Bergamo, in vita del Congresso territoriale del sindacato orobico, in programma il 22 e 23 febbraio, focalizza l’attenzione su uno dei temi più discussi negli ultimi tempi. E in particolare concentra le sue riflessioni sulle «Case della Comunità», che «devono essere, oltre che strumento prossimo di risposta alla persona, anche il luogo non solo fisico dove costruire l’integrazione e la sintesi fra i due principali soggetti istituzionali coinvolti: Comuni e aziende sociosanitarie territoriali (Asst). L’impianto condiviso di governo deve dar vita, in ottica preventiva, alla programmazione della salute».

«È ormai palese – osserva Corna – come, nel riordino del sistema di welfare, le Case della Comunità (CdC) assumano un ruolo fondamentale nell’organizzazione della risposta di prossimità. Si tratta di organismi che, proprio per la loro vocazione di ambito, devono sapersi ancorare profondamente al contesto territoriale».

Siamo in una fase embrionale, aggiunge Corna, e «la loro innovativa peculiarità non ha ancora una definizione compiuta, limitandosi per il momento principalmente alla messa in opera dell’impianto strutturale». Ma c’è di più: è già stata sollecitata, anche da un dibattito diffuso, una visione che si ispira al principio della salute coniato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms): «La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplice assenza di malattia».

Su questo tema la Cisl intende proporre una seria discussione, che vada poi al di là del dibattito congressuale. A livello territoriale, i bisogni legati all’ambito della salute si sono moltiplicati negli ultimi tempi e necessitano di risposte sempre più articolate e vicine alle persone.

«Spazio non solo fisico»

«Per noi le Case della Comunità – prosegue il segretario generale della Cisl orobica – rappresentano uno spazio non solo esclusivamente fisico dove si interviene sulla salute con un campo di azione che interagisce in due direttrici: l’accoglienza e la cura della persona e la risposta alla Comunità, evidenziata dal progetto della salute del e nel territorio». Da qui la necessità dell’approfondimento su alcuni «elementi di comprensione di come si svilupperanno le nuove strutture di prossimità negli Ambiti bergamaschi».

Questioni che andranno affinate con i referenti del territorio – «utili per cogliere gli orientamenti e gli indirizzi interpretativi (ma anche la visione) dello strumento che potenzialmente può rispondere al bisogno di coesione sociale in tema di salute» – e che riguardano, secondo la Cisl, «le tipologie di servizi (sociali) da riallocare all’interno delle Case di Comunità del territorio e quelli innovativi da attivare; il modello di integrazione fra le diverse aree del socio-sanitario e del sociale; la rappresentanza dei Comuni all’interno della governance delle Case di Comunità e la configurazione del rapporto con i soggetti (e quali) del Terzo settore e volontariato da coinvolgere nella visione di una progettazione ampia di un sistema sociale della salute».

«La raccolta dei bisogni»

Secondo la Cisl è fondamentale che in questo contesto svolgano un ruolo importante le politiche di prevenzione, da sviluppare attraverso «la raccolta dei bisogni – conclude Corna -, la lettura multidisciplinare dei fenomeni sociali che caratterizzano il territorio (invecchiamento, denatalità, inclusione sociale, povertà, le condizioni di vita del contesto relazionato), la logica del “cantiere aperto” per la promozione e lo sviluppo di una visione condivisa della salute e dei corretti stili di vita del territorio, in un contesto che possa incoraggiare il protagonismo della comunità e la partecipazione, allo scopo di favorire progetti di salute nella visione del bene comune e nella costruzione della cultura della salute».

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