Reinserimento lavorativo. Adattare il lavoro alla persona, non viceversa

reinserimento lavorativo

Si terrà lunedì 25 maggio 2026, presso la Sala Alabastro del Centro Congressi di Bergamo, il seminario dal titolo Seminario sul diritto al reinserimento lavorativo. L’evento, organizzato dalla Cisl Bergamo, intende affrontare il reinserimento nei luoghi di lavoro delle persone con condizioni di vulnerabilità o compromissioni dello stato di salute, dopo infortuni o malattie professionali, in un contesto di profonda trasformazione del mercato del lavoro: invecchiamento della popolazione attiva, intensificazione dei ritmi, transizione digitale. Il seminario presenterà i risultati di un progetto di ricerca nazionale destinati a circolare nei luoghi di lavoro come strumenti concreti di cambiamento.

Dopo l’introduzione affidata a Luca Nieri, Segretario Cisl Bergamo, e il saluto di Bruno Papaleo, Direttore DIMEILA – INAIL nazionale, i lavori (moderati da Angelo Murabito, Segretario organizzativo CISL Bergamo)  prevedono una serie di interventi di alto profilo:

  • Cinzia Frascheri (Giuslavorista, Resp. naz. CISL Sal. e Sic. sul Lavoro) su accomodamento ragionevole e inclusione lavorativa;
  • Alessandro Godono (Prof. Associato di Medicina del Lavoro, UniTO) sul reinserimento degli occupati e gli accomodamenti ragionevoli tramite il piano di lavoro personalizzato
  • Fulvio Londei e Stefano Floccari (IAL Naz. Impr. Soc.) per la presentazione dei risultati del progetto di ricerca INAIL BRiC 2022 – ID25;
  • Giuseppe Gigante (Direttore regionale INAIL Lombardia) sull’inclusione lavorativa e l’accomodamento ragionevole;
  • Elisabetta Donati (Dirigente sede di Bergamo) sul ruolo inclusivo dei Centri per l’Impiego.

Le conclusioni sono affidate a Roberta Vaia, Segretaria USR CISL Lombardia. 

In una provincia dove il lavoro non manca con un tasso di disoccupazione dell’1,3%,  – precisa Luca Nieri (Segretario Cisl Bergamo) adattare il lavoro alla persona, e non la persona al lavoro, è un diritto consolidato. Ma un diritto, per essere vivo, deve essere esercitato, riconosciuto, reso esigibile. E questo non accade da solo. Le imprese, infatti, sono chiamate a conciliare la continuità produttiva con le caratteristiche e le fragilità individuali. Non si tratta di una scelta discrezionale, bensì di un dovere sancito dalle norme e, soprattutto, un principio di civiltà del lavoro. Il lavoro giusto è quello che riconosce la persona nella sua interezza. Non si riduce a una mansione o a una funzione. Tiene insieme chi è il lavoratore e la lavoratrice, come vive, come sta, quanto cresce. E’ dalle forme del lavoro giusto che nascono le società giuste, quelle che non abbandonano nessuno. La contrattazione collettiva è stata indicata come strumento fondamentale: percorsi personalizzati di reinserimento, adattamenti ragionevoli, orari flessibili, mansioni compatibili, formazione mirata. «Il reinserimento lavorativo non è un atto di benevolenza. È un investimento sulla qualità del lavoro, sulla coesione sociale, sulla sostenibilità delle organizzazioni.

Locandina dell’evento

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