La data-simbolo del diritto di voto alle donne fu il 2 giugno del 1946, quando poterono esprimersi nel referendum istituzionale e scelsero i rappresentanti nell’Assemblea costituente, dove le elette furono 21. Il debutto del suffragio femminile, anche nella Bergamasca, era però già avvenuto mesi prima, alle amministrative. Sono passati 80 anni. Una ricorrenza tonda che rende ancora più significativa la celebrazione della Giornata internazionale della donna, e per la quale la Cisl di Bergamo, con l’Associazione nazionale Partigiani cristiani, ha promosso il 6 marzo il convegno «Ci siamo sempre state». Un titolo ripreso dall’omonimo lavoro della ricercatrice Barbara Curtarelli (un saggio sulla «Storia delle donne bergamasche 1945-2000», edito da Sestante), presente tra le relatrici, e che ha portato Francesco Corna, segretario generale della Cisl di Bergamo, a sottolineare «il valore storico della nostra iniziativa. Vogliamo rimarcare il ruolo della donna nella nostra provincia, oltre che in Italia, durante la Resistenza e dopo, nel periodo della ricostruzione e delle conquiste sindacali. Per ricordare che c’è ancora molto da fare per raggiungere un’effettiva parità, in famiglia e sul lavoro». Corna ha ricordato la figura di Maria Belotti, «prima segretaria della Cisl bergamasca, dal ’56 al ’63». La sindaca di Bergamo Elena Carnevali, nei suoi saluti, ha citato, tra Resistenza e ricostruzione politica e civile, Betty Ambiveri, Mina Giavazzi, Giuditta Colombo, per poi aggiungere: «Nulla è conquistato per sempre. Molte conquiste sono ancora da fare, come dimostra il ritardo nei congedi paritari e nella consapevolezza che la genitorialità riguarda sia il padre che la madre, o nella disparità delle retribuzioni, o nella frequenza delle dimissioni dal lavoro dopo la nascita di un figlio».
Il percorso di emancipazione fu accompagnato dall’Unione delle donne italiane, vicina al Pci, o dal Centro italiano femminile nato dall’Azione cattolica, ma fu comunque convergente nel proporre una donna autonoma, un’idea forte che, raccolta da quel lontano 2 giugno ’46, quando «le donne aprirono gli occhi su loro stesse», come ha sottolineato Mariacristina Zarrella del Coordinamento donne e Politiche di genere della Cisl di Bergamo, «va riproiettata nel futuro». Curtarelli ha ripercorso il suo saggio, soffermandosi anche su tutte coloro che stentarono a uscire dai margini della società, come «le “matte”, le prostitute, le ragazze-madri, le suore di clausura», ma anche sulle storie di emancipazione femminile all’interno del sindacato, dove le delegate hanno dovuto lottare a lungo «per superare la diffidenza dei colleghi maschi: durante le vertenze dormivano fuori casa da sole». E ha concluso: «La nostra società è smemorata. Se i giovani dimenticano queste conquiste, rischiano di dover ricominciare tutto da capo, come nel ’46».
Anche Angela Alberti, del Coordinamento Donne della Cisl regionale, ha ricordato l’evoluzione dei costumi all’interno della stessa Cisl, difendendo «il sistema delle quote, anche a tutela degli uomini, nelle categorie dove la presenza femminile è molto importante». Luisa Ghidini, dell’Anpc, ha portato i saluti di Maria Pia Garavaglia e ricordato l’apporto delle donne nella Resistenza. Accorata la chiusura dei lavori di Roberta Vaia, segretaria della Cisl lombarda: «Insegnate alle ragazze a essere coraggiose, non perfette. La perfezione limita, il fallimento aiuta a fare meglio. Per sfondare il tetto di cristallo bisogna riconoscersi come libere. Nel lavoro e nella vita è premiata chi non si tira indietro». Alla fine, anziché mimose, viole per tutte.
(dall’Eco di Bergamo di sabato 7 marzo 2026 a firma di Sergio Rizza)
L’intervento integrale di Luisa Ghidini (Anpc)









