I dati sugli infortuni sul lavoro. Bergamo tra le province più colpite

dati sugli infortuni sul lavoro

I dati 2025 confermano una Lombardia ancora esposta a rischi elevati, ma il quadro orobico merita un’attenzione particolare. Con 12.710 infortuni e 22 casi mortali, Bergamo si conferma tra le province più colpite, nonostante un tessuto produttivo altamente strutturato, facendo pagare alla nostra provincia un prezzo altissimo”. Così, Luca Nieri, segretario CISL di Bergamo, commenta i dati che la Commissione di inchiesta di Regione Lombardia ha presentato nei giorni scorsi. Cala dunque il totale degli infortuni (restano comunque 12.710), crescono le malattie professionali di quasi il 7%, ma soprattutto, Bergamo registra il 22% in più di morti sul lavoro rispetto a un anno fa.

In Lombardia si sono verificati 110.873 infortuni sul lavoro, con un aumento di 823 casi rispetto al 2024 (+0,75%). La crescita è più contenuta rispetto al dato nazionale (+1,38%), segnale di una dinamica regionale leggermente più stabile, ma comunque ancora in aumento. Il dato più rilevante riguarda gli infortuni mortali, che scendono da 182 a 164 casi, con una riduzione del 9,89%. Un risultato in controtendenza rispetto all’andamento nazionale, dove si registra invece un lieve incremento. In netta crescita, invece, le malattie professionali: nel 2025 le denunce sono state 5.011, contro le 4.280 dell’anno precedente, con un incremento del 17,08%, superiore anche alla media nazionale. Per la CISL , che ha analizzato i dati della Commissione, questo dato segnala soprattutto una maggiore emersione delle patologie lavoro-correlate. “Restiamo convinti – precisa Nieri – che il fenomeno sia ancora ampiamente sottostimato e che i numeri reali siano ben più elevati. Per questo è necessario rafforzare le azioni sui territori, promuovendo informazione, assistenza, percorsi di tutela che favoriscano la piena emersione delle malattie professionali e garantiscano ai lavoratori il riconoscimento dei propri diritti”.

Nella distribuzione dei dati a livello provinciale, emerge una configurazione diversa rispetto a quella degli occupati. In particolare, si registrano 1.156 denunce a Brescia, 1.068 a Bergamo e 925 a Milano. Gli infortuni avvenuti in occasione di lavoro sono stati 90.418 (+0,33%), mentre quelli in itinere salgono a 20.455 (+2,65%). Questi ultimi rappresentano il 18,45% del totale e crescono a un ritmo nettamente superiore rispetto agli incidenti avvenuti sul luogo di lavoro. Il fenomeno è ancora più evidente tra gli infortuni mortali: mentre i decessi in occasione di lavoro scendono a 112 (-14,5%), quelli in itinere aumentano a 52 (+1,96%) e rappresentano ormai il 31,7% del totale.

Nel 2025 gli infortuni riguardano per il 63,7% uomini e per il 36,3% donne. L’aumento complessivo è trainato dalla componente femminile (+2,15%), mentre quella maschile resta stabile. Tra i casi mortali, tuttavia, la prevalenza maschile resta netta: 144 decessi contro 20 femminili. Il settore più esposto a infortuni è il terziario (29.571 casi), seguito da industria (27.977). Per quelli mortali, invece, al primo posto troviamo l’industria con 68 decessi, segue il terziario con 42, seguito dall’artigianato con 23. Questi tre insieme rappresentano l’81,1% del totale infortuni mortali. Le fasce di età tra i 45 e i 59 anni concentra circa il 30% degli infortuni totali. La singola classe di età che concentra il maggior numero di infortuni è quella dai 50 ai 54 anni (11.928). Per gli infortuni mortali, la classe più colpita è quella tra i 60 e i 64 anni, seguita da 55-59 e 50-54 anni, a conferma del peso crescente dell’invecchiamento della forza lavoro. Il 73,6% degli infortuni sul lavoro riguarda lavoratori italiani, mentre il 23,6% coinvolge lavoratori extra-UE. Considerando le Province Milano, Brescia e Bergamo restano quelle con il maggior numero di eventi: Milano 36.900 infortuni, 49 mortali, Brescia 15.909 infortuni, 30 mortali, Bergamo, 12.710 infortuni, 22 mortali

Questi dati evidenziano criticità persistenti, da non nascondere dietro al paravento della fatalità,  che si traducono in  maggiore esposizione al rischioprosegue Nieri -. L’aumento delle malattie professionali e la forte incidenza tra i lavoratori over 55 mostrano un territorio in cui l’usura fisica e organizzativa pesa più che altrove e diventa una priorità di intervento anche in riferimento al sempre maggiore invecchiamento della popolazione lavorativa, in una riorganizzazione dei luoghi di lavoro. Parlare di promozione della salute non può ridursi a semplici slogan: servono interventi strutturali su ergonomia, prevenzione primaria, sorveglianza sanitaria e gestione dell’età”.

Preoccupa anche la condizione dei lavoratori extra‑UE, spesso impiegati nelle mansioni più gravose. La riduzione dei morti in Lombardia è un segnale positivo, ma Bergamo resta un’area dove la prevenzione deve essere rafforzata con più controlli, più formazione, vera e efficace,  e un ruolo sindacale ancora più incisivo nei luoghi di lavoro e la creazione di una cultura condivisa della prevenzione. La sicurezza  – conclude il segretario CISL – non può essere un costo: deve diventare una priorità strategica per l’intero sistema produttivo bergamasco”.

Andamento infortuni sui luoghi di lavoro e malattie professionali – anno 2025 – I DATI
L’analisi della Cisl Lombardia

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