L’intervista a Francesco Corna. Serve un patto tra sindacati imprese e istituzioni

patto tra sindacati imprese e istituzioni

Da Bergamo a Roma, e poi da Roma a Bergamo. Il congresso nazionale della Cisl in corso nella capitale, e che si concluderà quest’oggi, ha scandito a più riprese le sue parole chiave: partecipazione, dialogo, responsabilità. Temi da declinare anche su scala locale: «Come Cisl Bergamo – spiega da Roma il segretario generale Francesco Corna, dove guida una delegazione di una ventina di sindacalisti in rappresentanza degli oltre 125mila iscritti orobici – vogliamo che a livello territoriale si discuta di come riuscire ad aumentare i salari: è una delle emergenze da affrontare, specie dove la vita e gli affitti sono cari, e occorre farlo mettendo al centro una distribuzione del reddito che tuteli il lavoro più delle rendite finanziarie».

Corna, che congresso è questo?

«Un grande esercizio di ascolto, di discussione e di confronto per interpretare al meglio le esigenze di lavoratori e lavoratrici. In un momento di grande trasformazione della nostra società, del tessuto produttivo e degli equilibri internazionali, alcune preoccupazioni caratterizzano il nostro tempo. L’approccio della Cisl si distingue per una proposta di partecipazione dei lavoratori all’interno dei luoghi di lavoro, per renderli protagonisti e perché insieme si discuta di produttività, aumento dei salari, sicurezza sul lavoro, formazione per accompagnare le innovazioni digitali e organizzative».

La leader nazionale Daniela Fumarola ha proposto un patto per la produttività e il lavoro tra governo, sindacati e imprese. C’è spazio per realizzarlo anche in Bergamasca?

«Bergamo ha una tradizione importante di dialogo, è una provincia che ha saputo sperimentare e ha una sensibilità sociale diffusa. Può essere sicuramente un territorio dove sindacati, datori di lavoro e istituzioni possano sperimentare una partecipazione diffusa dei sindacati nelle aziende, magari partendo proprio dalle società partecipate dagli enti pubblici. A livello nazionale c’è stata apertura da parte del mondo delle imprese, a partire da Confindustria: chiediamo che anche il nostro territorio segua questo esempio».

Come si traduce in concreto questa «partecipazione»?

«I lavoratori hanno bisogno di essere coinvolti nella vita delle aziende anche al di là degli aspetti economici. È uno sguardo rivolto al futuro, perché il futuro dipende da noi. Anche nella nostra provincia, pur con un tasso di disoccupazione ai minimi, occorre mettere al centro dell’agenda economica e sociale temi come la sicurezza sul lavoro, la sanità, l’immigrazione, le politiche abitative».

E dal governo, invece, che risposte avete raccolto?

 

«Un’apertura al dialogo, e questo è positivo: è un buon punto di partenza, che andrà però valutato sui fatti. Il confronto col governo c’è stato anche sulle questioni relative alla partecipazione, ora bisogna passare alla fase operativa».

Fumarola ha espresso un sostanziale apprezzamento per il governo Meloni, pur con dei distinguo su alcuni temi.

«Un giudizio complessivo credo non si possa ancora dare. Ci sono delle questioni sicuramente positive, come il fatto che il governo mantenga il dialogo e che gli indicatori dell’occupazione restino positivi: anche a Bergamo non erano mai stati così buoni, sono stati superati i 500mila occupati. Su altri aspetti, come la lotta all’evasione fiscale, c’è una discussione aperta e noi abbiamo posizioni leggermente diverse».

Su cosa si concentra questa distanza?

«Noi siamo per una tassazione che non vada a gravare esclusivamente sul lavoro dipendente e sui pensionati, ma che sia equamente distribuita e progressiva (a differenza delle proposte di flat tax, ndr)».

Insomma, dialogo ma anche contrapposizione?

«Il dialogo c’è sul merito dei temi. Quando poi c’è da contrapporci, lo facciamo: non deve però essere una contrapposizione per cercare a ogni costo il nemico».

Il rapporto con Cgil e Uil com’è oggi? E a Bergamo?

«Mentre al congresso Bombardieri (segretario generale della Uil nazionale, ndr) ha fatto un intervento su posizioni certo diverse ma più concilianti, Landini (leader della Cgil, ndr) ha voluto rimarcare le differenze. Dispiace, ma col dialogo e col confronto anche i punti di vista diversi possono trovare delle soluzioni. A Bergamo cercheremo di lavorare in tal senso ascoltando tutti, anche chi la pensa diversamente».

(intervista di Bonzanni pubblicata su l’Eco di Bergamo sabato 19 luglio 2025)

 

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