Dentix dichiara il fallimento. A Bergamo, centinaia di consumatori vittime

Clienti Dentix, accordo Deutsche Bank con "Habilita" e "Gavazzeni"

Continuano le peripezie degli ex clienti Dentix, che si sono trovati abbandonati a metà cura e con un finanziamento attivato. L’obiettivo del piano di ristrutturazione era quello di arrivare alla riapertura delle cliniche in condizioni di sicurezza, prestare le cure necessarie ai pazienti, ristrutturare il debito finanziario, tutelare i creditori, i dipendenti e collaboratori. Le cliniche Dentix Italia avevano interrotto la loro attività con la pandemia legata alla diffusione del Covid-19 e al conseguente lockdown di primavera: tuttavia, in seguito, le sedi non avevano riaperto, scatenando le ira di centinaia di pazienti  alle prese con i debiti di un oneroso finanziamento, con relative rate, per ricevere le prestazioni e l’assistenza a denti e bocca.

Dentix Italia aveva presentato un piano di ristrutturazione del debito e di rilancio della società per la riapertura delle cliniche con il primario obiettivo di completare i trattamenti odontoiatrici dovuti ai pazienti e, allo stesso tempo, trovare gli accordi opportuni per salvare le sedi. Un piano rigettato dal Tribunale ordinario di Milano, che ha dichiarato il fallimento della  clinica low cost delle cure dentali che ha lasciato letteralmente a bocca aperta i suoi pazienti (in molti, addirittura senza denti), con la mancata riapertura dei suoi centri dopo la fine del lockdown.

ADICONSUM si è spesa per cercare di tutelare, analizzando caso per caso, i consumatori coinvolti in questa triste vicenda, sia quelli che avevano già saldato tutte le spese in contanti e sia quelli che avevano acceso dei finanziamenti.

L’assistenza fornita ai “consumatori-vittime” si è concretizzata in una serie di attività: dalla lettera di messa in mora della società e all’intimazione ad adempiere alle prestazioni, alla richiesta di risoluzione del contratto fino all’annullamento del finanziamento con l’interruzione del pagamento delle rate e il rimborso di quanto eventualmente versato.

“Da giugno, ovvero da quando è scoppiato il caso,  stiamo seguendo  i pazienti che sono rimasti senza cure dopo l’improvvisa chiusura dei centri Dentix. Parliamo di situazioni estremamente delicate – racconta Mina Busi, presidente ADICONSUM Bergamo -, sia dal punto di vista sanitario (molte persone lamentano forti dolori e problemi di salute), sia dal punto di vista economico, perché c’è chi ha pagato anche oltre 10mila euro per un intervento mai completato e, in alcuni casi, nemmeno iniziato.  Al riguardo, abbiamo invitato le finanziarie a farsi carico della situazione con convenzioni per permettere ai clienti di completare le cure senza costi aggiuntivi.

A tal proposito, COFIDIS ha inoltrato un piano di intervento presso una struttura DENTAL PRO di Curno, mentre DEUTSCHE BK dirotta su Cliniche Gavazzeni e Habilita S.Marco. Le altre stanno prendendo tempo…., fermo restando che spetta al consumatore scegliere il professionista a cui affidarsi. In alcuni casi abbiamo fatto ricorso all’ ABF per la risoluzione del contratto di finanziamento, chiedendo la restituzione di quanto versato per inadempienza contrattuale ex art. 125  quinquies  T.U.B.-LGS 385/93. Ci sono parecchi casi di persone che hanno pagato in contanti e quindi queste dovranno fare insinuazione al passivo. Il prossimo 17 febbraio  si terrà la prima udienza in cui il curatore fallimentare ed il giudice delegato esamineranno le prime domande di ammissione al passivo”.

Ora che la Dentix Italia è stata dichiarata fallita, ADICONSUM invita tutti i consumatori che vantano crediti nei confronti della Dentix Italia a rivolgersi presso le proprie sedi per ricevere assistenza. I clienti Dentix devono quindi o fare domanda di insinuazione al passivo al giudice fallimentare o  fare ricorso all’ABF per cercare di riavere quanto pagato per cure mai ricevute o non ultimate. Oltre all’ambito civile, ci potrebbero essere risvolti anche in sede penale. Per presentare le domande c’è tempo fino al prossimo 18 gennaio.

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