Serve una “rete” occupazionale per l’Alto Sebino

Nell’ultimo anno, le aziende dell’Alto Sebino hanno perso più di 200 occupati, il doppio lo avevano registrato nell’anno precedente. Il Centro per l’impego di Lovere (CPI) ha “censito” quasi 2000 iscritti. Negli ultimi due anni il numero stesso delle aziende è sceso di quasi 70 unità. Per questo, il sindacato Cisl Bergamo “intende proporre un osservatorio territoriale per favorire l’ intreccio tra domanda e offerta di lavoro, anche con l’ausilio di un sito internet territoriale dedicato, e la cabina di regia dei soggetti presenti e disponibili”.

Da questi numeri e da queste proposte parte l’analisi che la Cisl Bergamo ha fatto sull’area dell’Alto Sebino, per costruire condizioni per un nuovo sviluppo territoriale, salvaguardando le attività attualmente presenti, industriali e non solo, anche con adeguati sostegni politico/amministrativi. Nei prossimi giorni, la segreteria provinciale incontrerà i delegati territoriali per un attivo centrato sui temi dell’occupazione, del fisco e della previdenza, ma l’attenzione cadrà obbligatoriamente anche sulla situazione economica di quest’area, sulle sue prospettive, soprattutto nel campo del lavoro.

“Il lavoro si salvaguarda – dice Giacomo Meloni, segretario territoriale della Cisl Bergamo – salvaguardando le imprese del territorio (Tenaris, Saltzgitter e Lucchini, per citare le maggiori). Diventa necessaria un’azione convinta delle istituzioni dell’area, per sviluppare adeguate politiche di attrattività territoriale  per offrire qualificate opportunità di lavoro,  che vadano dalla promozione dei servizi alla persona, (  progetti locali per partecipare ai bandi regionali e/o di fondazioni bancarie CARIPLO, sul welfare)   alle imprese,  al turismo, all’ambiente, alle fonti di energia rinnovabile, alla cultura, alla formazione, alla maggior integrazione possibile fra scuola e lavoro”.

Stiamo parlando di un territorio composto da 10 comuni, con 31.301 abitanti,  di cui 19.789   della fascia in età lavorativa, pari al 63,22% ; 7000 in quella oltre i 65. Qui, l’incremento della popolazione negli ultimi anni è stato del 2%, contro una media provinciale del 6: in pratica, quindi significa che per ogni ragazzo sotto i 14 anni ci sono 1,6 persone anziane sopra i 65 anni. 

“Questo dato deve essere approfondito, in previsione di un progetto sociale e occupazionale volto alla promozione di servizi alla persona”.

La popolazione immigrata è pari 3.773 persone (l’ 8,53 della popolazione totale, mentre nella fascia di età da 0 a 3 i figli di immigrati sono 322, il 27,90% del totale. Nel 2013, gli avviamenti al lavoro sono stati 4.058, le cessazioni 4.477, con un saldo negativo di 419 unità. Nell’anno appena concluso, i lavoratori in mobilità nelle grandi aziende sono 54;  a questi vanno aggiunti i 177 lavoratori in mobilità con la L.236, e cioè licenziati dalle piccole imprese , per un totale di  231 persone. Attualmente, sono iscritti al Centro per l’impiego 1975 persone, il 9,98% della popolazione in età lavorativa, mentre sono 1200 quelli che hanno reso dichiarazione di disponibilità al lavoro (erano 982 nel 2010).

“Per quanto riguarda il quadro delle  attività e delle imprese – dice Meloni –scontiamo il fatto di non avere tutti i  dati aggiornati, ma quelli di cui siamo in possesso sono comunque utili per farci un’ idea delle attuali possibilità di occupazione e quali settori di possibile sviluppo esistano nell’Alto Sebino, quali vocazioni oltre all’industria e al turismo vanno salvaguardati e rilanciati. Nel corso del 2013 si sono ridotte di 48 unità il numero delle imprese attive sul territorio, è possibile ipotizzare nel 2014 un ulteriore calo di almeno 15/20 attività.

Dall’ultima rilevazione CCIA disponibile risultavano, 4.883 occupati in società di capitale; 1.506 in società di persone; 2.383 in ditte individuali; 1.246 altre forme per un totale di 9.161 occupati. 905 erano le imprese artigiane con dipendenti, pari a 2.480 addetti”. “È chiaro  – conclude Meloni –che vogliamo assumere con coraggio questa sfida e lavorare per proporre l’area come territorio in grado di produrre progetti e sperimentazioni che incentivino nuovi investimenti: per fare questo, occorre esprimere un alto grado di fra tutti i soggetti interessati. Istituzioni locali, CCIA, sistema creditizio e parti sociali devono assumere ognuno precisi compiti e responsabilità”. 

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