E’ morto all’ospedale di Alzano Lombardo Don Giacomo Cumini, uno dei primi preti operai bergamaschi, legato al sindacato della Cisl di Bergamo. Aveva da poco compiuto 90 anni. Era nato a Nese il 24 ottobre 1936. Per ventisette anni ha lavorato in fabbrica come metalmeccanico, iscritto e attivo nella Cisl; poi ha speso il suo tempo a disposizione del Sicet, il sindacato inquilini, ad ascoltare chi una casa faticava a trovarla o a tenersela. Così lo ricorda Francesco Corna, segretario generale della Cisl di Bergamo: «Don Giacomo era una persona che ha passato la vita al servizio degli altri prima nel suo ministero di prete operaio e poi qui alla Cisl, volontario al nostro sindacato inquilini nel quale ha sempre prestato la sua opera gratuitamente e con grande disponibilità, senza mai chiedere nulla. Una persona ottimista che trasmetteva serenità e speranza: caratteristiche preziose per chi sta in campo ad aiutare gli altri.»
Da giovane don Cumini era entrato nella Comunità missionaria del Paradiso, nata a Bergamo nel 1949 per mandare sacerdoti nelle diocesi rimaste senza clero e tra gli emigrati italiani in Europa. Fu ordinato sacerdote l’11 giugno 1960. Esercitò il suo ministero a Jesi, come coadiutore, poi a Comacchio, dove fu parroco del Santo Rosario. Fu delegato vescovile per l’Azione cattolica e insegnante di latino e greco nel seminario minore. Nel 1969 rientrò in Bergamasca come coadiutore nella neonata parrocchia di Zingonia. Nel 1970, con il nulla osta del vescovo Clemente Gaddi, scelse di vivere da operaio metalmeccanico e di impegnarsi nel sindacato. Rimase in fabbrica fino al 1997. In azienda contribuì a far nascere il consiglio di fabbrica, una cooperativa di consumo e una mensa interna aperta anche agli operai di altri stabilimenti. Anni dopo, a un convegno, ricordava quella stagione con affetto: le rivendicazioni di allora, spiegava, guardavano alle condizioni di vita delle persone più che alla politica.
Don Cumini collaborò alla rivista dei preti operai italiani. I suoi articoli sono raccolti oggi sul sito pretioperai.it. Nel 1994, in «La libertà di non avere una casa…», raccontava come era arrivato al Sicet. L’azienda era fallita; dopo un lungo periodo di cassa integrazione, passato a fare ricerche per la Fim, era approdato al servizio per gli inquilini della Cisl. Seguiva soprattutto gli inquilini stranieri. Cinque anni dopo, in «L’abitare in Italia», firmato come Segretario del Sicet, metteva in fila i dati del disagio abitativo: un patrimonio di case pubbliche minimo rispetto al resto d’Europa, affitti sempre più pesanti per i bilanci familiari, sfratti, un mercato della locazione rivolto ormai ai redditi alti.
I funerali, presieduti dal vescovo Francesco Beschi, saranno celebrati mercoledì 28 ottobre alle 15 nella chiesa parrocchiale di Nese, come lui stesso aveva chiesto. La salma sarà poi sepolta nel cimitero della frazione di Alzano Lombardo.









