La Cisl di Bergamo ricorda Zaverio Pagani dedicandogli la nuova Sala Formazione

Giovedì 10 settembre la Cisl di Bergamo ha dedicato un pomeriggio a Zaverio Pagani, segretario generale del sindacato bergamasco dal 1976 al 1984, poi alla guida della Cisl Lombardia e infine nella segreteria confederale nazionale, scomparso nel 2020. Il convegno «In ricordo di Zaverio Pagani. Un sindacalista democratico», nella Sala Riformisti del Lavoro, ha ricostruito l’impegno sindacale di Pagani dando ampio spazio ai ricordi personali di chi l’ha conosciuto.  Il pomeriggio si è chiuso con la benedizione e l’inaugurazione della nuova Sala Formazione alla memoria appunto di Zaverio Pagani.

da sx: Gregorini, Fumarola, Corna, Beschi e Nava

Ad aprire i lavori è stato Francesco Corna, segretario generale della Cisl di Bergamo. Viviamo, ha detto, un periodo in cui «sembra che l’ordine internazionale sia venuto meno e che invece del dialogo si utilizzi la forza come metodo di confronto», e per un cislino questo «non può che essere doloroso, lacerante». La lezione della storia, per lui, è elementare: «Tutte le occasioni nelle quali gli uomini hanno collaborato hanno costruito cose buone. Tutte le volte che hanno litigato hanno distrutto ciò che si era costruito negli anni precedenti». Da qui la scelta di raccontare la Cisl attraverso chi l’ha fatta e resa grande. «Ricordare la storia attraverso le persone ci ricorda che la storia non si fa da sé, la fanno le persone, e che le scelte che facciamo oggi cambieranno il futuro di domani». 

A Giovanni Gregorini, ordinario all’Università Cattolica e autore della ricerca sulla storia della Cisl di Bergamo dal 1943 al 1985 («Lavoro, rappresentanza e riforme»), il compito di collocare Pagani nel suo tempo. «Nato a Castelli Calepio nel 1935, Pagani comincia a lavorare a dieci anni, dopo la quinta elementare. Arrivano la fabbrica metalmeccanica, le Acli, la scuola Cisl di Firenze. Nel 1960 entra come operatore di zona a Treviglio, dove la Cgil chiamava i cislini «baciapile»; nel 1969 è in segreteria, nel 1976 diventa segretario generale. Seguono la Cisl Lombardia e la segreteria nazionale, fino al 1994. Di quel percorso Pagani scriverà: “Ho fatto una carriera in Cisl e sono contento, nonostante i miei limiti, ma non devo niente a nessuno”». L’idea di sindacato di Zaverio Pagani va ascritta al titolo della relazione al Congresso del 1977: un sindacato autonomo, democratico, unitario. Autonomo «perché responsabile», dalla politica e dalla Cgil. Democratico dentro, con spazio a tutte le categorie e ai giovani, e fuori, nella difesa di una democrazia che in quegli anni era «sotto attacco». Unitario, ma «non a ogni costo».  Pagani è stato un sindacalista paziente, moderato, sereno nel conflitto. Lo diceva lui stesso: «Spesso andavamo in un ambiente che non conoscevamo. L’idea vincente era entrare con gradualità, non sfidare quello che c’era». Gregorini ha chiuso con un ricordo personale. «Nessuno lo ha conosciuto come l’ho conosciuto io, perché nessuno doveva scrivere un libro sulla storia della Cisl con lui presente in archivio. Zaverio Pagani non mi ha mai detto cosa scrivere, non mi ha mai detto cosa non scrivere». 

Adriano Fanzaga ha parlato a braccio: «Non sapevo di dover fare questa testimonianza». Entrato in segreteria poco più che ventenne, dopo un’esperienza negli edili, ricorda Pagani come un segretario capace di valorizzare anche chi non la pensava come lui: «Pur non essendo in linea su tante cose, lui dava spazio, ti sollecitava». Per Fanzaga Pagani è stato «un innovatore», che non si è mai fermato al quotidiano, e insieme «un maestro, un padre». Gianni Scarfone ha conosciuto Pagani cinquant’anni fa, nel 1976. Pagani lo chiamò a lavorare in Cisl. Primo incarico, riordinare l’archivio storico. Poi la rassegna stampa e le cooperative giovanili nate con la legge 285. «Zaverio non mi rimproverò mai, né mi richiamò», ha raccontato, indicando in questa tolleranza il segno di una «visione pluralista» del sindacato. Diventato poi manager nel settore dei trasporti, nel 1995 fu nominato a 37 anni presidente della municipalizzata cittadina, e pensa che Pagani abbia avuto un ruolo in quella scelta.  Giovanni Sanga ha incontrato Pagani nel 1994, quando il sindacalista stava lasciando la segreteria nazionale guidata da Sergio D’Antoni. Con Mino Martinazzoli entra nei Popolari e nel 1995 si candida alla presidenza della Provincia, sapendo che sarà dura visti i trionfi della Lega. In consiglio provinciale diventa capogruppo, e Sanga siede con lui. Tre i tratti che ricorda: «Un uomo di grande visione», capace di leggere la quotidianità e proiettarla nel futuro; «un uomo di coraggio»; «un uomo del confronto».

da sx: Fanzaga, Scarfone e Sanga


Monsignor Francesco Beschi
ha aperto il suo intervento con un momento di commozione: la tessera della Cisl ricevuta in dono, che lo ha riportato «alla storia della mia famiglia», al legame che il nonno e il padre avevano con il sindacato. In diciassette anni a Bergamo ha incontrato la Cisl 25 volte. E nel pellegrinaggio pastorale nelle 390 parrocchie della diocesi ha riconosciuto uomini e donne del sindacato «anche per il tratto, per il linguaggio»: vicinanza, concretezza, generosità, il non tirarsi indietro. Richiamando papa Leone XIV, ha messo in guardia dal «virus dell’impotenza». «Zaverio Pagani è un uomo che ci ha insegnato a non rassegnarci all’impotenza. Una lezione che appare come un antidoto in un mondo di «autentica evaporazione del solidarismo», che non riguarda solo il sindacato ma anche la Chiesa, e che «non può lasciarci tranquilli». «Beschi ha poi chiesto attenzione su due temi. Gli infortuni sul lavoro e la produzione di armi, che conosce da vicino considerate le sue origini bresciane: «Non nego che il problema della difesa si ponga», ma oggi si parla «in maniera ossessiva di riarmo», mentre l’industria delle armi cresce proprio quando altri settori sono in crisi. «Facciamo attenzione anche a Bergamo». Infine l’enciclica di Leone XIV sull’intelligenza artificiale e il suo invito ai sindacati ad aprirsi alle nuove forme di lavoro. «Credo che la Cisl rappresenti questa possibilità di mantenere l’umano nel mondo del lavoro».

Fabio Nava, segretario generale della Cisl Lombardia conserva il ricordo di Pagani come di un uomo che cercava con lo sguardo, nelle sedi sindacali, gli amici di sempre e si fermava a discutere, spesso animatamente, di sindacato e di politica. Segretario generale aggiunto nel 1988, segretario generale nel 1992, Pagani guida una Cisl lombarda «forte, complessa», fatta di territori, categorie e personalità forti. Di Pagani Nava ha colpito una sua frase: «Ho sbagliato e indovinato, ma me ne sono sempre assunto la responsabilità». «Quanta libertà in questa frase, ma anche quanta lealtà». Una lealtà che non è fedeltà a una persona. È sentirsi parte di una comunità. Intitolare a Pagani proprio la sala della formazione è il modo di «trasformare la nostalgia in un investimento». Ha chiuso con un’immagine. Un giorno toccherà ai dirigenti di oggi tornare in una sede della Cisl «senza più avere ruoli», ritrovare qualche amico, chiedere come vanno le cose e accorgersi di un giovane che si ferma ad ascoltare. «Non conta soltanto fin dove siamo arrivati. Conta che cosa abbiamo lasciato lungo la strada».

Il convegno è terminato con l’intervento di Daniela Fumarola, segretaria generale della Cisl. Ha conosciuto Pagani quando stava uscendo dalla segreteria confederale. Ricordarlo, ha detto, significa riconoscere che alcune persone appartengono alla storia di un’organizzazione «non soltanto per gli incarichi che hanno ricoperto», ma perché ne hanno costruito la cultura, «un modo di stare tra i lavoratori, un’idea della rappresentanza». Fumarola ha ripreso le parole chiave emerse nel pomeriggio. La formazione, prima di tutto: «Investire nella formazione significa investire nella qualità del sindacato». L’unità, che «non è un postulato da riempire solo in un secondo momento di contenuti», ma un processo costruito anche con il confronto duro, come la piattaforma unitaria con Cgil e Uil su rappresentanza, contrattazione, salute e sicurezza, salari e partecipazione. «Credo con molta umiltà che Pagani sarebbe stato contento di vedere compiere questo passo». E il dialogo, che a volte viene scambiato per moderazione o debolezza: «Noi abbiamo sempre pensato esattamente il contrario». Di quel «La Cisl voleva contrattare» Fumarola ha fatto la sintesi dell’eredità di Pagani: «Il nostro obiettivo non è testimoniare una contrapposizione, ma cambiare concretamente le condizioni delle persone che rappresentiamo». Da qui la legge sulla partecipazione, che ha dato attuazione all’articolo 46 della Costituzione e che ora va fatta vivere nella contrattazione e nelle imprese. La segretaria generale ha guardato anche ai prossimi mesi. Sulla legge di bilancio la Cisl chiede al Governo di coinvolgere le parti sociali prima delle decisioni: niente «interventi a pioggia», ma scelte strutturali per sostenere i redditi da lavoro e da pensione, meno tasse sul lavoro e sui ceti medi, la detassazione dei premi di risultato, l’occupazione giovanile e femminile, «la vera emergenza», e la tutela delle pensioni dall’inflazione. 

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