L’intervista a Daniela Fumarola oggi su l’Eco di Bergamo

Alla vigilia di un autunno più difficile del solito, Daniela Fumarola, leader della Cisl, fa il punto della situazione. La segretaria oggi 10 settembre è a Bergamo per ricordare Zaverio Pagani, storico e prestigioso dirigente della Confederazione, morto nel 2020. Il programma

Pagani è stato sindacalista del dialogo, specie con i giovani. Mancano pontieri di quel peso?

«Ha incarnato il Dna della Cisl. Aveva cominciato a lavorare a 10 anni, dopo la quinta elementare, e non ha mai smesso di studiare: il disegno meccanico mentre lavorava, i corsi delle Acli, la scuola della Cisl a Firenze. Da lì la convinzione che un sindacato forte si costruisce formando dirigenti e delegati. Per lui il dialogo non era moderazione ma forza: mettere alla prova le proprie idee nel confronto con gli altri, senza confondere il conflitto con l’obiettivo dell’azione sindacale. Raccontava che in fabbrica i lavoratori prima “ti annusavano, ti misuravano”, poi arrivava la fiducia, con una responsabilità enorme. Così la Cisl bergamasca si aprì alle nuove generazioni e a sensibilità che altrove non trovavano spazio. Di costruttori di ponti come lui c’è bisogno più che mai. Dare il suo nome a una sala di formazione è l’omaggio più giusto: una sede sindacale vive dei giovani delegati che entrano per imparare a rappresentare gli altri».

Pagani credeva nella democrazia economica, come Guido Baglioni, il sociologo appena scomparso, padre della partecipazione dei lavoratori. Come va la legge del 2025?

«Con Guido Baglioni perdiamo un maestro. Bresciano, nella Cisl dal 1955 come formatore, ha diretto il Centro studi di Firenze e presieduto il Cesos, insegnando sociologia fino alla Bicocca. Nel 1995, in “Democrazia impossibile?”, indicava una partecipazione realistica e collaborativa, dentro l’economia di mercato e con il sindacato protagonista, per portare il lavoro nei luoghi in cui si decide il suo futuro. La legge 76 del 2025, voluta con tenacia dalla Cisl, ha reso quella visione una possibilità concreta attuando l’articolo 46 della Costituzione. La sfida è farla vivere nella contrattazione, e sta accadendo: crescono gli accordi con comitati consultivi, azionariato dei dipendenti, distribuzione degli utili e coinvolgimento sull’organizzazione del lavoro, mentre al Cnel la Commissione nazionale raccoglie le buone pratiche. La partecipazione è anche uno dei cinque punti della piattaforma unitaria con Cgil e Uil sulle relazioni industriali: un passo nella direzione che Baglioni e Pagani avevano indicato».

Governo Meloni: la stabilità non basta a risollevare l’economia. Cosa serve?

«La stabilità conta, ma il Paese ha bisogno di riforme e di scelte condivise sui nodi strutturali: bassa crescita, produttività ferma, salari reali sotto la media europea, pensioni da rendere sostenibili e giuste per i giovani. Chiuso il Pnrr, va aperta una nuova fase: decidere insieme le priorità, usare con una governance partecipata i fondi della Zes unica, rilanciare gli investimenti produttivi su competenze, innovazione e ricerca, governare con la contrattazione l’Intelligenza artificiale nei luoghi di lavoro. Occorre un confronto reale con le parti sociali prima che le decisioni siano scritte. È la logica del Libro verde che presenteremo nelle prossime settimane: un patto sociale che tenga insieme stabilità dei conti e crescita, perché l’una senza l’altra non basta a nessuno».

Stipendi poveri, inflazione non recuperata, contratti pirata: a che punto siamo?

 

«A un punto critico che non ammette rinvii. L’inflazione ha eroso il potere d’acquisto di lavoratori e pensionati e la risposta non può essere una scorciatoia controproducente come il salario minimo legale. La strada maestra resta il rinnovo tempestivo dei contratti nazionali e la contrattazione decentrata che, insieme alla partecipazione, va estesa per redistribuire produttività e utili. Servono poi il controllo di prezzi e tariffe contro le speculazioni, la piena indicizzazione delle pensioni e una quattordicesima più ampia. I contratti pirata si battono con regole certe sulla rappresentanza, che mettano fuori gioco chi firma al ribasso».

Carburanti: mancano aiuti mirati ai meno abbienti. Come tutelare famiglie e imprese dal caro energia?

«Vanno evitati due errori opposti: l’aiuto indiscriminato, che costa molto e arriva anche a chi può assorbire l’aumento, e una selettività così rigida da intervenire a danno fatto. Meglio sostegni decrescenti con il reddito, calcolati su composizione del nucleo familiare e consumi essenziali, con soglie che si allargano se lo choc si aggrava. Poi le misure strutturali: riforma degli oneri di sistema, disaccoppiamento tra prezzo dell’elettricità e del gas, acquisti comuni europei, rinnovabili, autonomia strategica e nucleare di nuova generazione. E un monitoraggio severo della filiera, anche con un price cap dinamico sui prezzi: l’energia è un bene primario, nessuno può arricchirsi sulla pelle di cittadini e imprese».

Fisco: il lavoro paga più delle rendite. Quale fisco vuole la Cisl?

«Un fisco che rovesci questa logica. Non con la patrimoniale, una falsa scorciatoia, ma tassando meno lavoro e pensioni e di più rendite finanziarie e superprofitti, a partire dai colossi del digitale, della logistica e dell’e-commerce, e con un contributo di solidarietà delle banche, che hanno utili record. Nella manovra chiediamo di portare al 32% l’aliquota Irpef fino a 60mila euro, dopo il taglio al 33 ottenuto con il confronto; detassare le tredicesime di lavoratori e pensionati; procedere nella direzione che ha portato l’imposta all’1% sui premi di produttività, fino ad azzerarla. E poi ancora: superare l’anomalia della flat tax per le partite Iva con ricavi elevati e recuperare l’evasione senza rottamazioni o regali ai furbi. È equità, ed è anche crescita: meno tasse su lavoro e sulle pensioni significano più consumi e domanda interna».

Relazioni industriali e rappresentanza: ci sono passi avanti?

«Sì, importanti. Piattaforma unitaria di Cisl, Cgil e Uil e documento comune di 14 associazioni datoriali hanno aperto a fine luglio un negoziato vero: da questa settimana sette incontri fino al 28 settembre. Sul tavolo i cinque punti della piattaforma, dalla contrattazione decentrata alla sicurezza, dalla formazione al salario giusto. Il nodo più delicato resta la misurazione certificata della rappresentanza, condizione per chiudere la stagione dei contratti pirata, da raggiungere per via pattizia, e poi eventualmente da valorizzare in una norma di sostegno. Non è ancora un’intesa, ma la volontà di arrivare a un accordo quadro c’è, ed è la prima volta dopo anni che il traguardo appare alla portata. Per la stessa ragione la legge sulla partecipazione ha bisogno di risorse stabili e strutturali, non di incentivi rifinanziati anno per anno, perché relazioni industriali di qualità si costruiscono con strumenti che durano».

Nel 2050 quasi 7 milioni di persone in meno in età lavorativa: c’è percezione della gravità?

«A parole sì, nei fatti temo di no. L’inverno demografico è un’emergenza nazionale: a rischio sistema produttivo, welfare e futuro del Paese. Le leve sono più d’una: una politica strutturale per natalità e famiglia, con servizi per l’infanzia, casa, conciliazione e sostegni stabili, perché avere un figlio non sia un salto nel buio, specie per le donne; il recupero delle energie inespresse, con contratti stabili, formazione e contrattazione di secondo livello, perché l’Italia ha tassi di occupazione giovanile e femminile tra i più bassi d’Europa; un’immigrazione programmata e regolare, con formazione nei Paesi d’origine e integrazione effettiva».

Intervista di Franco Cattaneo su L’Eco di Bergamo del 10 settembre 2026

Potrebbe piacerti anche

Archivi

Categorie

Tags: ,

Altri post simili