Più di 200 lavoratori della sanità privata bergamasca hanno partecipato al presidio del 4 novembre in via Galliccioli, di fronte al palazzo dell’ASL, per protestare contro il mancato rinnovo del contratto di lavoro, che si protrae da sette anni.
Una delegazione di lavoratori e sindacalisti ha incontrato Mara Azzi, direttore generale dell’ASL di Bergamo. Azzi ha preso l’impegno a parlare con Francesco Galli, responsabile AIOP Bergamo, e con gli assessori lombardi Mantovani e Bergamaschi, nel tentativo di smuovere la situazione regionale. L’ASL di Bergamo, ha anche sottolineato il direttore generale, è in linea con i pagamenti, quindi ogni struttura che opera sul territorio provinciale non può lamentarsi per mancanza di fondi.
“Loro quindi – dice Elena Colombo, della Fp Cisl Bergamo – prendono i soldi e li usano per fare guadagni, per far maturare gli interessi, non certo per investirli sui lavoratori. Intanto, a Bergamo 2000 lavoratori sono senza contratto da 7 anni! Nonostante ciò continuano a fornire assistenza di qualità”.
Le Case di Cura e gli Istituti privati italiani, grazie al sistema di accreditamento vigente in Lombardia, erogano circa il 35% delle prestazioni sanitarie, per le quali ricevono puntualmente il pagamento delle tariffe dalla Regione oltre alle quote di partecipazione alle spese, il ticket, pagate in anticipo e direttamente dai cittadini.
Le Cliniche Private di Bergamo, le RSA applicanti AIOP, ARIS o ARIS RSA, lamentano i tagli a Budget regionali, ma poi – denunciano i rappresentanti sindacali – “si rivalgono sui lavoratori con continue richieste di doppi turni, straordinari, rientri in servizio.”
Per questo, le sigle sindacali, al termine del presidio, hanno “minacciato” unitariamente l’intenzione di bloccare gli straordinari, fino a che non giunga dalla direzione delle Cliniche una disponibilità a mutare la situazione.









