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Unione Sindacale di Bergamo

La Valle Seriana, soprattutto l’alta Valle, soprattutto la zona di Castione, è piena di famiglie chiamate “africani”, proprietarie di ville hollywoodiane costruite con le fatiche e i sudori di anni passati nel continente nero a lavorare e ad arricchirsi (e siamo sicuri, tutto in modo legale e moralmente ineccepibile). Gli “africani” che arrivano adesso (e che provengono dall’Asia e dal Maghreb) difficilmente potranno tornare al loro paese e costruirsi ville con piscina e farsi chiamare “Presolana” o “Bergamasco”…

Nell’era dell’ “aiutiamoli a casa loro”, troppo spesso ci si dimentica che quando ci sarebbe stata l’occasione per aiutarli a casa loro, noi a casa loro ci siamo arricchiti: e non parliamo dell’epico periodo dei colonialismi… negli anni ‘50 e ‘60, anni di grande emigrazione economica degli italiani, quando oltre alla vicina Svizzera, è stata la lontana Africa a ospitare i nostri migranti, e se qualcuno dei locali si opponeva, non c’erano presidi che tenessero: i padroni eravamo comunque noi. In questi giorni lasciano veramente senza parole le proteste che puntualmente vengono create per spingere fino all’inverosimile la paura dell’invasione, da politici senza scrupoli e senza conoscenza della storia,….non parliamo poi di carità cristiana e di sentimenti umani…

È così difficile capire che non c’è nessuna invasione? È così difficile capire che queste persone scappano da guerre e persecuzioni contro le quali i nostri paesi non muovono un dito? Siamo così certi che vengano a portarci via chissà quali ricchezze e opportunità?

Eppure, a chi voglia vederli, i numeri parlano chiaro: l’immigrazione ci è necessaria per sostenere il nostro sistema previdenziale, oltre che economico; senza immigrati, 20mila anziani bergamaschi perderebbero la badante; l’80% degli arrivi di migranti è solo temporaneo: la meta finale è da tutt’altra parte; l’occupazione di strutture, come successo in tante zone, potrebbe trasformarsi in occasione di integrazione ed arricchimento non solo culturale, e comunque non è mai definitiva.

Gran parte del denaro prodotto da stranieri in Lombardia rimane qui in Italia e va a rimpinguare le casse dello stato italiano: le pensioni erogate dall’Inps in Lombardia a cittadini provenienti da paesi non comunitari sono pari all’0,3% del totale, mentre quelle assistenziali sono pari 2.7% del totale. Inoltre i cittadini stranieri sopra i 65 anni sono solo il 2.8% del totale mentre il 34,9% della popolazione immigrata residente in Lombardia ha un età tra i 30 e i 44 anni.

A Bergamo risiedono in totale 125.446 cittadini stranieri; nell’anno scorso si sono registrate 2.231 nuove nascite da genitori stranieri; nello stesso periodo, gli occupati nati all’estero (con almeno una giornata lavorativa nel corso dell’anno) sono stati 61.740; le imprese a gestione immigrata 9.287. In tutta questa situazione, mentre l’immigrazione è scesa dello 0,2%, l’emigrazione bergamasca verso l’estero è salita di circa il 6%, con 47.332 orobici iscritti all’Aire (Anagrafe Italiana Residenti all’Estero).

Nonostante tutto, si è accentuata tra gli italiani la “sindrome dell’invasione”. Invece, secondo le proiezioni demografiche dell’Istat, per garantire l’equilibrio demografico della popolazione in diminuzione, si deve considerare che i nuovi ingressi di cittadini stranieri (solo in parte destinatari a tradursi in soggiorni stabili) non si collocano al di sopra di queste previsioni. Certamente è necessario valorizzare sempre di più e al meglio le nuove presenze a livello formativo, occupazionale e sociale, anche attraverso un’accoglienza dei nuovi arrivati distribuita più diffusamente sul territorio, con un maggiore coinvolgimento delle famiglie, devolvendo loro parte dei fondi destinati per l’accoglienza e favorendo un più fruttuoso e molteplice processo di integrazione.

E con estrema certezza dobbiamo dire in modo chiaro e fermo che non stiamo assistendo né siamo vittime incolpevoli di alcuna invasione, ma forse solo spettatori di un certo modo di fare comunicazione, e di un innato egoismo proprio dell’essere umano.

Ma mai dobbiamo dimenticare che senza alcun dubbio una parte della popolazione in arrivo da qualche tempo in Europa e nel nostro paese in particolare (l’Italia per la sua collocazione geografica è veramente la ‘porta’ dell’Europa) sta scappando da una condizione di vita indiscutibilmente difficile, ad un livello per noi neanche immaginabile, ed a causa di eventi che hanno le loro origini in scenari geo-politici a volte incomprensibili e sconosciuti. Ed analizzando il fenomeno immigratorio di quest’ultimo periodo, è chiaro che di invasioni non possiamo parlare.

In un paese che si dice cristiano, in una provincia che non esita a ricordare che ha dato i natali a un “papa buono”, c’è di che riflettere su come siano sufficienti i fumi di qualche capataz locale per accendere le micce di un razzismo sempre più latente e pericoloso, mascherato dietro la difesa di un territorio da chissà quali pericoli e nascosto dietro “il grande disagio e la grande rabbia della popolazione, che potrebbe essere difficilmente controllabile...”

Forse dovremmo provare a capire tutti insieme come abbiamo fatto a lasciare che, nei nostri animi e nella nostra vita, la ricchezza dell’accoglienza e la dolcezza della condivisione abbiano lasciato il posto al più becero ed insano egoismo.


Gabriella Tancredi, Segretaria Cisl Bergamo

Pubblicato in Comunicati Stampa

Sabato 20 maggio a Milano si svolgerà la marcia per l'accoglienza dei migranti, "Insieme senza muri", sul modello di quella di Barcellona del febbraio scorso. Adesioni all'iniziativa stanno arrivando da tutta Italia, da persone comuni come da personaggi dello sport, dello spettacolo e della politica. Centinaia le sigle di associazioni, enti, cooperative. Si prevedono dalle 10 mila alle 20 mila persone.

La presenza della Cisl Bergamo

Anche il sindacato CISL Bergamo aderisce alla marcia a favore dell’accoglienza di rifugiati e immigrati. "Accogliere, nel pieno rispetto delle differenze di ognuno, è uno dei principi fondanti della nostra organizzazione – dice Gabriella Tancredi, segretario del sindacato CISL Bergamo -, che tutti noi cerchiamo di praticare nel nostro agire quotidiano. Ben sapendo le difficoltà che ogni migrante ha vissuto sulla propria pelle e di come sia sempre molto difficile ricominciare a vivere in un paese così diverso dal proprio e della complessità del fenomeno migratorio sia per chi accoglie e soprattutto per chi viene accolto, la CISL, insieme alla CGIL di Bergamo, ha pensato di dare il suo contributo , mettendo a disposizione un autobus che partirà dal piazzale dell’ex Gleno con un gruppo di migranti per partecipare appunto alla manifestazione di Milano".

Da Porta Venezia e piazza del Cannone

L'obiettivo è arrivare a un "superamento della Legge Bossi Fini" e all’approvazione della Legge sulla Cittadinanza. C’è "la necessità di rafforzare un sistema di accoglienza dei migranti fondato sul coinvolgimento di tutte le comunità e le istituzioni, la trasparenza, la qualità, il sostegno ai soggetti più fragili (i minori, le donne, i vulnerabili), la cultura dei diritti e della responsabilità". Il corteo nel capoluogo lombardo partirà alle 14.30 da Porta Venezia e l’arrivo è previsto in piazza del Cannone dopo circa un’ora di percorso.


- Il sito dell'evento

Pubblicato in Eventi

Il volume racconta una bella storia di ospitalità e di integrazione, che non riguarda solo il governo centrale del nostro Paese, o poche grandi strutture d’accoglienza. Si è mobilitata l’Italia intera: comuni, comunità, famiglie, che hanno accettato di condividere parte delle loro vite con chi fugge da guerra e persecuzione. È un esempio di responsabilità preziosa per tutta l’Europa, che è utile raccontare e sostenere. Troppo spesso ci concentriamo solo sulle situazioni difficili e si dimenticano centinaia di realtà dove l’accoglienza è un’esperienza positiva.


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Pubblicato in Immigrazione

Il Ministero dell’Interno ha reso nota l’attesa Sentenza del Consiglio di Stato che finalmente definisce la vicenda che riguarda il contributo economico per il rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno richiesto alle cittadine e ai cittadini stranieri presenti nel nostro Paese. La Sentenza del Consiglio di Stato stabilisce che gli stranieri interessati al rilascio e al rinnovo del permesso di soggiorno non dovranno assolvere al pagamento degli importi previsti dall’articolo 5, comma 2-ter, del TU, fermo restando l’obbligo del versamento relativo al costo del permesso di soggiorno elettronico.

Pubblicato in Archivio News

Anche gli ultimi avvenimenti di Goro ci richiamano a un senso di vergogna e di incredulità, come già successo tempo fa in Valle Seriana e come sembra doversi ripetere. Non esiste nessuna invasione, ma un certo modo di fare comunicazione, e un innato egoismo proprio dell’essere umano, ci fa arrivare a questi punti.

Non possiamo parlare di invasioni

Sono stati presentati in CISL a Milano i dati del Dossier Immigrazione curati dal Centro Studi e Ricerche IDOS. Nel corso di questi ultimi mesi, e senza dubbio in quest'ultimo anno, - Gabriella Tancredi, segretario provinciale del sindacato CISL Bergamo e responsabile delle Politiche di accoglienza da parti diverse si va sempre più diffondendo l'idea che il nostro paese sia sottoposto ad una vera e propria “invasione” da parte di popoli provenienti da quei luoghi del mondo che con estrema facilità noi definiamo “terzo e quarto” mondo. Senza alcun dubbio una parte della popolazione in arrivo da qualche tempo in Europa e nel nostro paese in particolare (l'Italia per la sua collocazione geografica è veramente la “porta” dell'Europa) sta scappando da una condizione di vita indiscutibilmente difficile , ad un livello per noi neanche immaginabile, ed a causa di eventi che hanno le loro origini in eventi e scenari geo-politici a volte incomprensibili e sconosciuti. "Ma- continua Tancredi -, analizzando il fenomeno immigratorio di quest'ultimo periodo, è chiaro che di invasioni non possiamo parlare: inoltre, gli stessi dati del Dossier testimoniano che l'avvento di queste popolazioni non sono per noi un “pericolo” ma piuttosto un'opportunità”.

Il Lombardia l’11% degli stranieri

Il Dossier Statistico Immigrazione rileva come l'incidenza degli stranieri nella nostra regione sia pari all'11% della popolazione complessiva, un dato stabile rispetto allo scorso anno, mentre a livello provinciale la percentuale scende sotto i valori medi regionali, e il gruppo più ampiamente rappresentato è quello proveniente dalla Romania. In un anno nel quale si comincia a vedere una ripresa dell'economia e del mercato del lavoro, anche se in maniera ridotta rispetto a quella auspicata, gli occupati nati all'estero sono impiegati nel settore dei servizi ed in piccole e medie imprese con una percentuale stabile negli ultimi quattro anni ed in linea con i valori nazionali, mentre la percentuale si abbassa per la provincia bergamasca sotto la media regionale. Gran parte del denaro prodotto in Lombardia rimane qui in Italia e va a rimpinguare le casse dello stato italiano: le pensioni erogate dall'Inps in Lombardia a cittadini provenienti da paesi non comunitari sono pari all'0,3% del totale, mentre quelle assistenziali sono pari 2.7% del totale. Inoltre i cittadini stranieri sopra ai 65 anni sono solo il 2.8% del totale mentre il 34,9% della popolazione immigrata residente in Lombardia ha un età tra i 30 e i 44 anni.

A Bergamo 125.446 cittadini stranieri

Dall’indagine, inoltre, risulta che i richiedenti asilo o rifugiati a luglio di quest'anno presenti nelle strutture lombarde sono stati pari al 13% di tutte le persone accolte in strutture per richiedenti asilo in Italia con un'incidenza percentuale pari allo 0,2% della popolazione residente. A Bergamo risiedono in totale 125.446 cittadini stranieri; nel corso del 2015 si sono registrate 2.231 nuove nascite da genitori stranieri; nello stesso periodo, gli occupati nati all’estero (con almeno una giornata lavorativa nel corso dell’anno) sono stati 61.740; le imprese a gestione immigrata 9.287. In tutta questa situazione, mentre l’immigrazione è scesa dello 0,2%, l’emigrazione bergamasca verso l’estero è salita di circa il 6%, con 47.332 orobici iscritti all’AIRE.

Valorizzare al meglio le nuove presenze

Nonostante tutto – conclude la segretaria CISL di Bergamo -, si è accentuata tra gli italiani la “sindrome dell’invasione”. Invece, secondo le proiezioni demografiche dell’Istat, per garantire l’equilibrio demografico della popolazione in diminuzione, si deve considerare che i nuovi ingressi di cittadini stranieri (solo in parte destinatari a tradursi in soggiorni stabili) non si collocano al di sopra di queste previsioni. È chiaro che serve valorizzare al meglio le nuove presenze a livello formativo, occupazionale e sociale, anche attraverso un’accoglienza sul territorio più diffusa dei nuovi arrivati, con un coinvolgimento delle famiglie, devolvendo loro parte dei fondi destinati per l’accoglienza e favorendo un più fruttuoso e molteplice processo di integrazione”.


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Pubblicato in Comunicati Stampa
Venerdì, 29 Luglio 2016 10:14

Immigrazione e opinione pubblica

Un testo elaborato da Eugenio Torrese (Agenzia per l'Integrazione) che analizza il fenomeno dell'immigrazione di questi anni facendo rigerimento al "bienno terribile" (2014 / 2015). 


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Pubblicato in Immigrazione

Negli ultimi anni nel nostro Paese, con il perdurare della crisi economica, anche le condizioni socio-economiche dei lavoratori immigrati si sono aggravate, raggiungendo livelli di disoccupazione davvero preoccupanti. A Bergamo, gli avviamenti al lavoro sono passati da 127.279 nel 2012 ai 142.500 del 2015, ma la “quota” di lavoratori extra UE è scesa da quasi 27.000 a poco più di 26.000. Il lavoro degli immigrati extracomunitari intercetta assai meno la crescita dei rapporti a tempo indeterminato, e anche il dato relativo ai primi mesi del 2016 si rivela assai più basso (19% di crescita contro il 27% del totale).

Se si considera, poi, che gran parte dei lavoratori immigrati è occupata con rapporti di lavoro non stabili (tempo determinato, lavoro occasionale accessorio, lavoro interinale) si comprende come la loro condizione di precarietà e incertezza sia elevata e metta a repentaglio scelte di vita orientate all’inserimento e all’integrazione; non sono pochi, infatti, i casi di rottura dei percorsi scolastici per i figli, di rientro nei paesi d’origine per una parte della famiglia e dell’interruzione o rinuncia dei percorsi di ricomposizione dell’unità familiare constata anche con la diminuzione dei ricongiungimenti familiari.

Sono tantissimi gli immigrati che hanno perso il lavoro e non sono riusciti a trovarne un altro entro un anno, termine massimo per poter rinnovare il permesso di soggiorno. Questo ha messo in discussione la permanenza regolare sul nostro territorio di molti stranieri, con la conseguenza che parte di loro è andata all’estero a cercare occupazione, in molti casi lasciando le famiglie in forti difficoltà, altri hanno fatto rientro nel proprio Paese d’origine e altri ancora sono finiti nella trappola del lavoro sommerso, da cui è molto difficile uscire e che, soprattutto, cancella i diritti fondamentali e le necessarie tutele civili e del lavoro”.

Una delegazione di CGIL CSIL UIL di Bergamo ha portato il tema all’attenzione della Prefettura, incontrando il capo di Gabinetto Adriano Coretti, nella giornata nazionale di mobilitazione organizzata dai sindacati confederali, sottolineando comunque che la situazione della provincia orobica non presenta le criticità di altre zone, “anche grazie al lavoro di Questura e Prefettura, che hanno sempre attuato con flessibilità e umanità regolamenti e procedure”.

Dal 2011 ad oggi sarebbero quasi un milione i permessi di soggiorno non rinnovati, di cui almeno 400 mila per motivi di lavoro. È questo il quadro elaborato, sulla base di dati del Ministero dell’Interno e di Istat. A Bergamo, secondo la ricostruzione che i sindacalisti hanno fatto al dirigente della Prefettura, “la perdita del posto di lavoro, la prevalenza di lavori precari e frammentari, le basse retribuzioni creano spesso difficoltà a raggiungere i minimi tabellari previsti per la carta di soggiorno; l’impossibilità di riottenere un lavoro in prossimità del rinnovo del permesso costringe spesso a rivolgersi a rapporti di lavoro “domestico” tra parenti e amici con probabile pagamento di tangenti.

In Prefettura e Questura di solito non sono “spietati” con chi è in difficoltà e ha situazioni familiari e lavorative consolidate. Ma molto dipende dal singolo impiegato. Infine, un problema uscito ai tavoli della DTL è quello dello sfruttamento del lavoro in agricoltura, con una sorta di capolarato etnico”.

CGIL CISL UIL, per questo, chiedono che la Prefettura si faccia carico di un coordinamento delle parti sociali, della cooperazione, del lavoro che gestisca le situazioni più delicate e sollevi a livello nazionale la necessità di affrontare seriamente questo problema con l’adozione di provvedimenti legislativi atti a prolungare la durata del permesso per attesa occupazione (almeno a due anni) ed evitare che decine di migliaia di persone finiscano nelle mani del racket del lavoro nero e del grave sfruttamento.

D’altronde, il Censis certifica che senza immigrati in Italia ci sarebbero ben 450mila aziende in meno; senza di loro, l’Italia avrebbe 2,6 milioni di giovani under 34 in meno, e dunque sull’orlo del crac demografico. La propensione delle famiglie straniere a fare figli è imparagonabile rispetto a quelle italiane: fra il 2008 e il 2015 i bambini nati da genitori italiani sono calati del 15%, al contrario di quelli da coppie straniere, in perenne aumento; dei 488mila nati nel 2015, la peggior rilevazione dall’Unità d’Italia, il 16% (73mila) hanno genitori immigrati.

Senza gli immigrati, dunque, nell’ultimo anno ci sarebbero state il 20 percento di nascite in meno, una scuola pubblica senza circa 35mila classi e 68mila insegnanti, e 693mila lavoratori domestici mancanti all’appello, ovvero circa il 77 percento del complessivo.

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Venerdì, 18 Dicembre 2015 00:00

Giornata internazionale del migrante

Il 18 dicembre ricorre la Giornata Internazionale del Migrante. La Cisl nazionale ha elaborato un manifesto per celebrare la Giornata, evento mai così rilevante come nei nostri giorni. Tutti siamo chiamati, nel rispetto dell'accoglienza, dell'integrazione e della solidarietà (valori fondativi delle relazioni tra i popoli e della stessa nostra organizzazione) a diffondere la "posizione" della nostra organizzazione nei luoghi (fisici e del pensiero) da tutti noi attraversati nella nostra attività.


Il manifesto della giornata
La lettera della Segreteria confederale

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Dopo Parigi; mentre continua l’esodo dalla Siria verso l’Europa; mentre in provincia si discute di “accoglienza diffusa” e partecipano 22 comuni su 242... il sindacato Fim Cisl Bergamo entra nella discussione su immigrazione e accoglienza, consapevole che “la riflessione ed il dibattito assumono oggi una valenza ancor più forte e ricca di significato per come il tema dell’immigrazione impatta sugli aspetti dell’ accoglienza e dell’integrazione  in un mondo sempre più globalizzato”.

In FIM CISL a Bergamo il 19% degli iscritti ed il 9% dei delegati è costituito da immigrati (donne e uomini). La sensibilità del sindacato dei metalmeccanici in questo campo è sempre stata alta. Per questo, la FIM orobica organizza per martedì prossimo, 24 novembre, l’incontro “Dal passato al presente per migrare nel futuro”, una riflessione “dinamica” sul tema delle migrazioni di ieri e di oggi, da e verso l’Italia, per una vita migliore, per lavoro, per studio e per la ricerca di nuove opportunità.

L’iniziativa, che nasce da un’idea del Gruppo Immigrati della FIM, in collaborazione con l’Anolf CISL di Bergamo - Giovani di Seconda Generazione, si svolgerà il 24 novembre, a partire dalle 9, presso l’Auditorium della Casa del Giovane.

La relazione introduttiva sarà tenuta da Gian Antonio Stella, scrittore e giornalista del Corriere della Sera, che offrirà il suo contributo di studioso sul campo, comprendendo anche il punto di vista di quando ad emigrare nel passato erano i nostri connazionali, per arrivare ai temi dell’attualità,  con le  sue complessità e contraddizioni.

Lo spunto della relazione darà il via al dibattito, che vedrà protagonisti i delegati di fabbrica, immigrati e non, i volontari dell'ANOLF e gli studenti delle scuole ENGIM Lombardia di Brembate di Sopra, dell’Istituto Tecnico Commerciale Belotti di Bergamo, del Liceo Scientifico Galilei di Caravaggio, dell’IPSSAR di San Pellegrino Terme e dell’Istituto Tecnico Commerciale Romero di Albino, che dibatteranno oltre che con Stella, anche con Ferdinando Piccinini, Segretario Generale della CISL Bergamo, e Eugenio Torrese, sociologo e Direttore dell’Agenzia per l’Integrazione di Bergamo.

Le conclusioni sono affidate a Marco Bentivogli, Segretario Generale della FIM CISL Nazionale che approfondirà anche  le relazioni esistenti  tra i temi dell’immigrazione ed i cambiamenti, derivanti dalla globalizzazione, intervenuti sull’economia e sulle società sviluppate e meno sviluppate.


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Venerdì, 13 Novembre 2015 00:00

Rifugiati a Bergamo e ospitalità diffusa

La grande emergenza, o almeno quella che ritenevamo tale, è passata. Non ci sono più blocchi per le strade; nessun comizio belligerante contro ogni tipo di accoglienza; il dibattito politico è già scivolato altrove… mentre migliaia di persone bussano ancora alle porte di molti paesi europei, che fanno finta di non sentire né di vedere.

In terra bergamasca, intanto, si è stabilizzata una situazione di accoglienza in gran parte gestita dal volontariato cattolico, coordinato dalla Diocesi, che ospita all’incirca 1300 persone in una trentina di strutture e “governata” da cinque cooperative, oltre agli spazi direttamente gestiti dallo SPRAR del Comune, nei quali risiedono 38 rifugiati.

Ma la vera emergenza, cioè quella di gestire senza emergenza una situazione sociale umana è ancora viva”, dice Mimma Pelleriti, titolare per la segreteria del sindacato Cisl Bergamo delle Politiche per la Marginalità sociale e le integrazioni migratorie.

E allora, facciamo i conti senza farci sopraffare dall’emergenza. In provincia, la prefettura “gestisce” 1309 rifugiati.  A oggi, 1006 risultano richiedenti asilo, mentre le persone transitate in totale in provincia di Bergamo nell'ambito del progetto di accoglienza dal marzo dell’anno scorso a Novembre 2015 sono 2398. Tra i richiedenti asilo ci sono 7 donne e 999 uomini. L'ospitalità è gestita per la maggior parte da strutture cattoliche, e da 3 coop sociali

Non esiste una rete di accoglienza laica. Gli albergatori o cittadini, secondo indicazioni della Prefettura, devono comunque appoggiarsi a enti del terzo settore che hanno esperienza nell'ambito della migrazione. Per quanto riguarda l’accettazione della domanda di asilo, circa un terzo di coloro che sono andati in commissione hanno ottenuto risposta positiva.

E adesso spunta la proposta dell’ “uno ogni mille”, ovvero un rifugiato ogni mille abitanti. È questo il contenuto dell’accordo proposto dal Coordinamento degli enti locali per la pace ai sindaci bergamaschi. Una proposta che sta scatenando un putiferio.

Il Coordinamento, presieduto dalla presidentessa del consiglio comunale di Bergamo Marzia Marchesi, ha chiesto ai sindaci interessati di partecipare alla firma della cosiddetta “accoglienza diffusa” martedì 17 novembre, nella sede della Provincia di Bergamo.

La chiamano accoglienza diffusa, ma sono soltanto 25 i Comuni bergamaschi dove si trovano gruppi di richiedenti asilo, “alla faccia dellidea diinvasioneprocurata da certi media da tanta politica”. La pura matematica, al netto dalla politica e dalle sensibilità, dalle disponibilità concrete, dice che, se tutti aderissero, i profughi attuali potrebbero davvero essere distribuiti in pochi alla volta, con impatto minore, alleggerendo strutture troppo cariche. 

Lemergenza di oggi, quindi, è politica: chi si deve far carico dellaccoglienza?”. Mimma Pelleriti lancia una proposta neanche tanto polemica: in città sono almeno 200 gli appartamenti sfitti di proprietà di privati che il Comune potrebbe coinvolgere in un’operazione di accoglienza, dietro il pagamento di canoni  al prezzo giusto (ricordiamo che le strutture di accoglienza, per ogni profugo, ottengono 35 € al giorno, e potrebbero essere le stesse strutture a farsi carico dell’affitto). Una situazione che potrebbe riproporsi tranquillamente anche in provincia.

"La realtà ci chiede di entrare nell’ordine di pensiero che questa  non è un’emergenza passeggera. Dobbiamo passare alla creazione di un sistema ordinario dell’accoglienza, stabile nella governance delle istituzioni pubbliche e delle associazioni, e per farlo senza che ogni volta si scatenino polemiche che hanno il forte retrogusto delle speculazioni elettorali, occorre creare un clima culturale diverso. Partire dalla popolazione che vogliamo e  che deve essere coinvolta, per creare le condizioni utili a far sì che un’operazione come questa si trasformi in vera e utile integrazione, sennò assisteremo ancora alle opposizioni di interi quartieri all’assegnazione di case popolari (90 alloggi pronti che non si riesce ad assegnare) come succede in Malpensata, o il ritorno ai blocchi stradali come avvenuto in Val Seriana”.

La nostra Provincia ha già una esperienza di accoglienza più che diffusa, e per la  maggior parte clandestina: le assistenti familiari. Certo – conclude Pelleriti -: le famiglie bergamasche partono da un loro bisogno; hanno un controllo diretto sulla persona e sono soprattutto donne a svolgere questo lavoro di cura. Ma parliamo sempre di persone che arrivano e vengono utilizzate anche senza permesso di soggiorno. Questo fa molto interrogare su come la società civile vive il rapporto con lo straniero”.


 

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