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Unione Sindacale di Bergamo

Mercoledì, 31 Maggio 2017 00:00

Lo sciopero dei lavoratori invisibili

I segretari provinciali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil (rispettivamente Mario Colleoni, Alberto Citerio, Maurizio Regazzoni,) hanno partecipato il 31 maggio al presidio organizzato per protestare, l’ennesima volta, contro lo stallo delle trattative per il rinnovo del CCNL che interessa questi lavoratori.

Anche la pazienza ha un limite

La protesta fa parte del pacchetto di otto ore da svolgere a livello territoriale, con il blocco delle flessibilità e delle ore di straordinario e supplementare, deciso dopo la grande mobilitazione nazionale del 31 marzo a Roma. L’adesione allo sciopero in provincia è stata vicina all’80%, fatti salvi i servizi essenziali.Anche la pazienza ha un limite – hanno espresso i sindacalisti – e quella dei lavoratori multiservizi e personale del turismo lo ha ampiamente superato. Sono passati 49 mesi dalla scadenza del contratto nazionale, correva l’anno 2013, per oltre 20.000 lavoratori bergamaschi. Si tratta di uomini e, soprattutto, donne con rapporti di lavoro fragili (per lo più part time e, di conseguenza con stipendi medio bassi e ad alta polverizzazione) che operano nel vasto comparto multiservizi delle mense e delle pulizie, della ristorazione e delle agenzie di viaggio”.

Si chiede dignità retributiva e welfare

Escono dunque alla luce del sole questi lavoratori - continuano i sindacalisti - che spesso vengono definiti ”invisibili” perché la loro prestazione anticipa l’arrivo degli altri: si pensi agli addetti delle pulizie o a chi nelle cucine prepara pasti per le mense delle scuole o degli ospedali. In particolare le organizzazioni sindacali scendono in piazza per rifiutare una proposta contrattuale peggiorativa sia sul fronte salariale sia sui diritti, a partire dalla malattia”.Oggi scioperano – è stato detto dal palco della manifestazione – perché non ne possono più delle retribuzioni basse; dei cambi d’appalto che mettono in discussione a ogni giro i loro posti di lavoro; dei committenti che vogliono qualità ma riducono di continuo i costi….”. “Dignità del lavoro e potenziamento del welfare per i lavoratori sono elementi irrinunciabili, la crisi ha già imposto un prezzo altissimo, andare oltre non è accettabile”.

Il colloquio in Prefettura

I tre segretari generali sono stati poi ricevuti dal Capo di gabinetto della Prefettura, Adriano Coretti, al quale hanno espresso tutte le difficoltà dei settori, a cominciare dal tema degli appalti, per il quale il sindacato auspica un tavolo prefettizio di discussione con le controparti, al fine di condividere un sistema di regole per gli appalti, valido per tutto il territorio bergamasco.

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Da quattro anni in attesa del rinnovo del contratto, i lavoratori impiegati in pubblici esercizi, nella ristorazione e nelle mense, nelle agenzie di viaggio e del settore delle pulizie tornano ad incrociare le braccia.

Il presidio a Palazzo Frizzoni

A due mesi esatti dall'ultima mobilitazione nazionale, infatti, gli oltre 20.000 lavoratori bergamaschi di questi settori devono ancora scioperare per chiedere il rinnovo dei contratti, scaduti dal 2013. Filcams Cgil, Fisascat Cisl, UilTucs e UilTrasporti hanno dunque proclamato l’ennesimo sciopero di 8 ore per la giornata del 31 maggio, con presidio dalle 10 a mezzogiorno davanti a Palazzo Frizzoni, sede del Comune di Bergamo. In tutta Italia sono oltre 1,5 milioni i lavoratori impegnati in questi settori che da quasi quattro anni non vedono rinnovato il proprio contratto di lavoro.

Le istanze dei lavoratori

Quello che chiediamo è una paga dignitosa e il mantenimento delle garanzie e delle tutele in caso di cambi di appalto (per il settore mense e pulizie). I lavoratori di questi settori vengono considerati degli invisibili, ma perlopiù svolgono un’importantissima attività che si rischia di dare per scontata e invece è determinante sia per l’economia: esercizi pubblici, servizi offerti all’interno delle mense scolastiche, aziendali, ospedaliere, il settore delle pulizie. Ricordiamo che i lavoratori in questi ambiti sono generalmente part-time e con redditi medio bassi, quindi un adeguamento dello stipendio, per queste persone, è più che mai importante”.

Una battaglia per il riconoscimento dei diritti

Le sigle sindacali in un comunicato congiunto hanno denunciato l’impossibilità a proseguire un negoziato sottoposto ad una pregiudiziale che attacca i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori di un settore che negli ultimi anni di crisi ha visto continui tagli sugli orari di lavoro e sulle retribuzioni. I sindacati, dopo diversi mesi di stallo, hanno comunicato la disponibilità alla ripresa del confronto con la Fipe, la federazione dei pubblici esercizi associata alla Confcommercio, per il rinnovo del contratto nazionale applicato ai circa 400mila addetti del settore. Sono al palo le trattive con la Fiavet, la federazione delle agenzie di viaggio, per il rinnovo del contratto nazionale di settore applicato ai 100mila addetti del comparto turistico. “Una battaglia comune per il riconoscimento dei diritti e del valore del lavoro - affermano i segretari provinciali delle sigle organizzatrici della mobilitazione -. Le parti datoriali con le quali da mesi si è sviluppato il confronto, stanno ponendo sul tavolo di trattativa pregiudiziali importanti che stanno impedendo il confronto, come il peggioramento delle tutele previste in caso di malattia, le modifiche all’articolato del cambio di appalto e le proposte di aumenti retributivi irrisoriproseguono Mario Colleoni, Alberto Citerio, Maurizio Regazzoni e Giacomo Ricciardi, segretari generali delle categorie provinciali coinvolte nella manifestazione -. Non possiamo accettare proposte che non fanno altro che peggiorare le condizioni di lavoro degli addetti del settore”.

Rinnovare il contratto significa dare dignità

Mense e pulizie nelle scuole e negli ospedali, ristorazione commerciale sono settori strategici per la nostra società, servizi indispensabili per il regolare svolgimento delle attività quotidiane. Settori dove la precarietà lavorativa ed economica fa da padrona, dove la presenza femminile è molto alta e tanti sono i part-time cosiddetti involontari. Rinnovare il contratto nazionale vuol dire ridare dignità e rispetto al lavoro. Essere senza contratto però vuole dire anche non avere regole di riferimento condivise “con il rischio che aumentino i ricatti e la vulnerabilità dei lavoratori, in balia delle decisioni aziendali”. FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL, UILTUCS e UILTRASPORTI dichiarano la loro disponibilità a riavviare i confronti, purché senza condizionamenti pregiudiziali da parte delle associazioni datoriali, per giungere ai rinnovi dei contratti nazionali.

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Mercoledì, 10 Maggio 2017 00:00

La sofferenza dei negozi di vicinato

Alberto Citerio, segretario generale del sindacato FISASCAT CISL Bergamo, legge con particolare attenzione i dati dell’indagine trimestrale della Camera di Commercio e vede concretizzarsi le preoccupazioni che la categoria della CISL da anni esterna.

Le aperture extralarge non danno occupazione

Il negozio di vicinato - precisa Citerio - sta soffrendo e quasi scomparendo, e la grande distribuzione fa pagare a caro prezzo le sue politiche “espansive” in termini di spazi e di orari. Poter fare la fare la spesa la domenica, in un anno, ci costa il 2% in più! E comunque, tutto questo prodigarsi in aperture extralarge non ha prodotto un benché minimo aumento dell’occupazione”. Nel commercio al dettaglio, e su base annua, il volume d’affari a Bergamo è al +0,6%, ma come risultato medio di una flessione degli esercizi specializzati tradizionali: impressiona particolarmente il dato nell’alimentare (-5,1%), una stagnazione nel non alimentare (-0,1%) e un aumento nel commercio non specializzato che comprende i supermercati e gli ipermercati (+2,4%).

Le grandi catene ci fanno pagare i maggiori costi

Il tutto – dice Citerio - al termine di un periodo storico nel quale i grandi magazzini e i centri commerciali hanno riempito la provincia di nuove e sempre più grandi strutture, ampliato oltre l’immaginabile orari e giorni di apertura senza aumentare il dato occupazionale”. Le vendite del largo consumo confezionato in ipermercati e supermercati risultano in crescita tendenziale a Bergamo del +1% in volumi e del +2,9% in valori: la differenza tra i due dati indica l'aumento di prezzo operato.Questo significa che le grandi catene ci fanno pagare i maggiori costi aumentando i prezzi dei prodotti in misura consistente  – continua il segretario FISASCAT -. Il tutto mentre il dato nazionale dice che nel resto del Paese le vendite aumentano dell’1,4 e i prezzi dello 0,6%". "È ormai scontato – conclude Citerio - che la politica espansionistica dei centri commerciali sta minando alle fondamenta la tenuta della economia familiare in provincia, già compromessa da dieci anni di crisi soprattutto occupazionale, e di conseguenza di ricchezza”.

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Sono una ventina di lavoratrici, assistono gli alunni disabili nelle scuole del distretto di Romano di Lombardia. Venerdì 28 maggio hanno manifestato, con i sindacati FISASCAT CISL e FP CGIL, davanti al comune di Romano di Lombardia per portare a conoscenza di cittadini e amministrazioni che la cooperativa che gestisce il servizio per conto di Solidalia “puntualmente” ritarda i pagamenti degli stipendi, nonostante la stessa Solidalia anticipi regolarmente il pagamento delle fatture.

Rispetto integrale del contratto di lavoro

Invecespiega Alessandro Locatelli, del sindacato FISASCAT di Bergamo – da settembre gli stipendi arrivano con sempre maggiori ritardi, nonostante le lavoratrici non abbiano fatto mai mancare il loro impegno”. Con il presidio si chiede il rispetto integrale del nostro contratto di lavoro, e chiediamo che le amministrazioni e le famiglie dell’ambito di Romano si impegnino nel limite delle loro possibilità affinché ciò avvenga. "Inoltre – si legge sul documento distribuito durante la manifestazione – chiediamo maggior serietà nella gestione di questo importante servizio, e una maggiore tutela nel cambio di gestione a tutela del nostro posto di lavoro”.

Alto il livello di attenzione dei sindacati

La particolarità del servizio, legato alla voucherizzazione dei servizi sociali, “non comporta il mantenimento del posto per i lavoratori anche in caso di cambio della cooperativa che gestisce su incarico della società appaltante – chiarisce Locatelli -. Per questo, esiste la concreta preoccupazione che, in assenza di decisioni “politiche” forti, il posto di lavoro non possa essere garantito”. FISASCAT e FP intendono mantenere alto il livello di attenzione su questa e le altre situazioni analoghe della provincia.

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Anche a Bergamo i sindacati di categoria del settore del commercio intervengono nel dibattito nazionale sulle aperture dei centri commerciali e dei supermercati durante i giorni festivi. Il 25 aprile, infatti, si lavorerà al Coin di Bergamo, in Auchan di Bergamo e Curno e nelle rispettive gallerie commerciali, ad Orio Center, Iper compreso, al Gigante di Bottanuco e alla COOP di Treviglio e Mapello.

Peggiorano le condizioni di vita dei lavoratori

Dura presa di posizione da parte di Mario Colleoni, Alberto Citerio e Maurizio Regazzoni, segretari generali di FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL e UILTUCS UIL provinciali: “Riteniamo inaccettabile il comportamento delle aziende della Grande Distribuzione che ormai sempre più spesso scelgono di aprire i punti vendita anche sul territorio provinciale durante le festività: si tratta, di fatto, di un peggioramento delle condizioni di vita di lavoratrici e lavoratori a cui non viene consentito di conciliare vita privata e lavoro”.

Dumping tra piccola e grande distribuzione

A partire dalla liberalizzazione degli orari dei negozi introdotta nel 2011 dal Decreto “Salva Italia” sono stati eliminati vincoli e regole in materia di orari commerciali: “Lo si è fatto senza tenere conto delle conseguenze prodotte su milioni di lavoratori e lavoratrici, in un settore a prevalente occupazione femminile - proseguono i tre sindacalisti -.  Per come definite dal Decreto, le liberalizzazioni si sono dimostrate sbagliate, non hanno contribuito a stimolare la crescita del settore, non hanno creato nuova occupazione, hanno peggiorato la qualità della vita dei lavoratori, costringendo i dipendenti a orari ben poco concilianti con le necessità di riposo. Hanno, inoltre, avuto effetti di dumping tra piccola e grande distribuzione, oltre a consegnare alla società un indirizzo culturale sbagliato, tendendo a privilegiare la funzione di disaggregazione operata dai centri commerciali, rispetto a quella aggregativa svolta da circoli sociali, sportivi, culturali, piazze e oratori”.

L’annunciata apertura del 25 aprile

Molte aziende della Grande Distribuzione hanno già annunciato che anche a Bergamo apriranno i loro punti vendita il 25 aprile: “Vogliamo ricordare che il lavoro festivo nel commercio non può essere imposto dal datore di lavoro e questo è confermato anche da diverse sentenze. Per questo invitiamo lavoratrici e lavoratori a far valere questo diritto. Riteniamo opportuno che il Governo prenda in considerazione l’idea di modificare le norme sulle liberalizzazioni e di mettere mano all’attuale legge. Nel frattempo proponiamo che venga istituito un tavolo a livello provinciale al fine di valutare e monitorare gli effetti delle aperture incontrastate su lavoratori, famiglie e imprese”.

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Mercoledì, 29 Marzo 2017 19:40

Fuori servizio. Contratto adesso!

A poco meno di un anno dall'ultima mobilitazione nazionale, infatti, i lavoratori del pulimento, della ristorazione collettiva e commerciale, dei multiservizi, delle agenzie turistiche venerdì 31 marzo incrociano le braccia per otto ore per chiedere ancora il rinnovo dei contratti, scaduti dal 2013. A Bergamo, il rinnovo del CCNL riguarda oltre 20.000 persone. 

Una protesta è indetta unitariamente

La mobilitazione nazionale è indetta da FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL, UILTUCS e UILTRASPORTI.Sono addetti che spesso lavorano in appalto, con il futuro appeso ad ogni cambio-appalto; lavoratori che chiedono un aumento economico dignitoso, senza retrocessioni sui diritti e tutele, il potenziamento del welfare”, il commento di Mario Colleoni, Alberto Citerio, Maurizio Regazzoni e Giacomo Ricciardi, segretari dei sindacati bergamaschi. Dopo mesi di confronto le trattative si sono interrotte per l'intransigenza di tutte le controparti datoriali, che pretendono passi indietro significativi su elementi economici e normativi per rinnovare i rispettivi contratti nazionali.

 

Presente a Roma una numerosa delegazione bergamasca

Condizioni inaccettabili per i rappresentanti dei lavoratori. Chi lavora in questi comparti ha infatti le retribuzioni più basse – continuano i sindacalisti -. Siamo al paradosso che adesso viene chiesto a questi addetti di finanziarsi il rinnovo del contratto. Le controparti datoriali propongono aumenti da fame e chiedono arretramenti sulla malattia e vorrebbero non rispettare la clausola sociale nei cambi appalto che garantisce, spesso con fatica, la continuità occupazionale per questi lavoratori”. Fipe e Fiavet Confcommercio hanno da mesi interrotto le trattative nonostante le organizzazioni sindacali abbiano fatto ogni sforzo possibile per arrivare ad una sintesi equilibrata che non peggiorasse le condizioni di lavoro e la remunerazione di questi lavoratori. Venerdì oltre allo sciopero è in programma una manifestazione nazionale a Roma. Saranno presenti anche i lavoratori bergamaschi, per i quali le segreterie provinciali hanno organizzato appositi pullman.


Scarica il manifesto

 

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Venerdì, 24 Marzo 2017 00:00

Lavoratori JD in presidio per lo stipendio

Una nutrita “pattuglia” di lavoratrici e lavoratori della JD Service, titolare del servizi in decine di mense aziendali e comunali sparse su tutto il territorio provinciale, ha protestato venerdì 24 marzo davanti alla sede dell’azienda, per sottolineare lo stato di disagio cui il centinaio di dipendenti è mensilmente sottoposto: “E' ormai tradizionedicono gli operatori del sindacato FISASCAT CISL Bergamo, che sta appoggiando la protesta - che gli stipendi arrivino in ritardo. Questo mese ci avevano assicurato il pagamento entro il venti di marzo, ma ancora non c’è traccia di bonifici, e per di più nessuno della società si è premurato di avvisarci. Questa situazione, che si sta protraendo da più di sei mesi, non è più sostenibile. I lavoratori hanno perso fiducia nell’azienda, anche per la grave incertezza che queste difficoltà di pagamento crea”.

Lavoratori e sindacato hanno deciso così di proclamare lo stato di agitazione, riservandosi di realizzare nuovi presidi il 21 di ogni mese, nel caso entro il giorno precedente non siano stati pagati gli stipendi.

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Il Congresso della Fisascat Cisl Bergamo tenuto alle Acciaierie di Cortenuova si è chiuso con la conferma di Alberto Citerio a Segretario generale. Conferma anche per la segreteria,composta da Terry Vavassori e da Diego Lorenzi.

Una crescita costante negli ultimi anni

La categoria ha chiuso il 2016 con 9512 iscritti, in crescita di quasi 600 iscritti rispetto al 2015 confermandosi ormai stabilmente al secondo posto tra le categorie dei lavoratori attivi a Bergamo. “La FISASCAT – ha detto Citerio - è cresciuta costantemente negli ultimi anni, pur in un contesto sempre più difficile caratterizzato dalla crisi delle organizzazioni di rappresentanza, e nonostante, nel nostro territorio, il saldo degli occupati nei settori del terziario e dei servizi abbia registrato un risicato +0,1% nel 2016”.

Il settore Socio-Assistenziale

E' stato il tema forte del Congresso. Si tratta di un settore che in Bergamasca occupa più di 6000 lavoratori caratterizzato da una crescita sia dal punto di vista del numero degli occupati che del fatturato medio, ma sono in calo le ore di lavoro a fronte di una sempre più alta frammentazione di “attori” del settore. “In questo ambito - ha detto Citerio - la storica frammentazione tra contratti collettivi determina un'ingiustificata differenza tra le condizioni contrattuali in settori del tutto simili tra loro”. I servizi alla persona offerti dai comuni e generalmente gestiti dalle Cooperative Sociali, infatti, sono sempre più ridotti nella qualità offerta al singolo cittadino, per accontentare un numero sempre crescente di utenti, rendendo necessario un impiego maggiore di addetti con contratti a part-time sempre più ridotti. Questo fenomeno crea redditi molto bassi e grande flessibilità, rendendo improbabile che il singolo lavoratore possa avere più contratti di lavoro al fine di ottenere un monte ore settimanale prossimo al full-time; inoltre crea delle difficoltà nella gestione delle risorse umane e aumenta i costi che non vengono coperti dalle tariffe determinate dagli appalti che non tengono conto degli spostamenti sul territorio spesso vasto.

Frammentarietà sul welfare contrattuale

Sul fronte della contrattazione, ha insistito Citerio, il punto debole di questi contratti riguarda il welfare contrattuale. “Questa situazione di frammentarietà ed incompletezza sull'importante capitolo del welfare contrattuale va sanato al più presto e vanno trovate sui tavoli negoziali le soluzioni più efficaci ed armoniche tra loro”. Come tutela contrattuale di enorme importanza per le Lavoratrici ed i Lavoratori del settore, “negoziamo da tempo il Contratto Integrativo Territoriale delle Cooperative Sociali: la contrattazione integrativa più importante del nostro territorio che genera da anni importanti tutele sul piano economico e normativo, migliorando di molto alcuni aspetti strategici, come i cambi d'appalto, del Contratto nazionale di lavoro”.

Un sistema di appalti più organizzato

Servirebbe inoltre, è stato detto, un sistema di appalti più organizzato, che sia sviluppato su ambiti territoriali al fine di ottimizzare le risorse e con durata di 3/4 anni al fine di permettere veri investimenti da parte dei gestori, spesso invece vengono fatti appalti di un solo anno con proroghe di 6 mesi che non permettono sviluppi e progetti avanzati.Va ripresa con forza l'iniziativa, di concerto con la Confederazione, sul tema degli appalti pubblici, rilanciando, con il coinvolgimento della Prefettura e delle istituzioni del nostro territorio, il protocollo territoriale degli appalti che indirizzi le amministrazioni pubbliche nella stesura e nell'aggiudicazione degli appalti. Sfugge completamente il fatto che esiste un rapporto diretto tra la qualità del lavoro di chi opera negli appalti e la qualità del servizio offerto”.

La voucherizzazione dei servizi

E' un tema che incombe in parecchi territori (e cioè finanziamenti pubblici destinati, in forma di voucher, alle famiglie per fruire di servizi socio assistenziali) crea una scelta ingannevole dei servizi, spesso non basata sulla qualità offerta ma sulla mera quantità delle prestazioni. “Quello che ci rammaricaha detto Alessandro Locatelli nel suo intervento - è che questi problemi non sono sentiti da diversi comuni, che continuano imperterriti in questa scelta sventolando la bandiera della democrazia e della libertà di scelta, calpestando anni di professione e di impegno degli addetti del settore, creando maggiore precarietà in un settore già molto fragile”.

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